14 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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Bbona Capedanne: la strenna che si canta sulla porta

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Abruzzo

Bbona Capedanne: la strenna che si canta sulla porta

Bbona Capedanne! Famme bbéne!: a Castel di Sangro i ragazzi cantavano la strenna sulla porta in cambio della mange. I versi da Finamore, 1890.

21 Settembre 20262 min di lettura
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21 Settembre 2026I canti
Bbona Capedanne: la strenna che si canta sulla porta

La mattina di Capodanno, nei paesi che Gennaro Finamore descrive nelle Credenze, usi e costumi abruzzesi (1890), gruppetti di donne giravano le vie cantando auguri, senza strumenti, a voce sola, e dietro di loro venivano i ragazzi, con una richiesta più spiccia. A Castel di Sangro bastavano due battute:

Bbona Capedanne! Famme bbéne!

(Canto anonimo di tradizione orale, in Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, 1890). Buon capodanno, fammi del bene. Altrove si andava dritti al punto: «Bbona Capedanne! Bbona mange!». La mange, annota Finamore, era una minestra di legumi col grano che in certi comuni si dava per strenna e si mangiava per devozione. Se dalla porta arrivava soltanto un «jate che Ddi’», andate con Dio, i monelli avevano pronta la risposta in rima sulla parola mancia, perché un ragazzino a digiuno, con il suo augurio, sapeva anche pungere.

Le feste di fine anno erano le «Pasque», al plurale. Natale, Capodanno, l’Epifania. Per quelle stesse porte, nelle mattine fredde tra dicembre e gennaio, passava anche chi portava un canto più disteso, quello che apriva il giro delle questue invernali e metteva l’augurio sotto la firma più alta disponibile:

O glòrii da lu cil’ e Ppasqua sande,

Chèst’è la prima Pasque che Dije ci manne.

Su ‘m baradise ci sta li carte scritte

O gloria dal cielo e Pasqua santa, questa è la prima Pasqua che Dio ci manda; su in paradiso ci stanno le carte scritte. Un’altra lezione attacca: «Chèst’è la prima Pasque, che cci manne lu Signore», e una terza mette in cielo «li carte nove», le carte nuove: scritte o nuove che siano, per chi canta i registri celesti sono pronti per l’anno che comincia. Con i registri del cielo in ordine, chi cantava poteva chiedere. Il prezzo era un canto. Undici giorni dopo l’Epifania, il 17 gennaio, la stessa scena si sarebbe rifatta con sant’Antonio, e il contratto della questua, la porta e la voce da una parte e la roba dall’altra, era già tutto firmato a Capodanno.

Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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Serpentario · rivista della Notte dei Serpenti
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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Serpentario, rivista di etnomusicologia della Notte dei Serpenti. Direzione Enrico Melozzi. Editore Orchestra Notturna Clandestina ETS, via Carlo Cattaneo 31, 00185 Roma. Aggiornamento quotidiano. Anno I, 2026. Registrazione presso il Tribunale di Roma, Sezione per la Stampa e l’Informazione, in corso.
I canti di tradizione orale sono anonimi: si cita sempre la raccolta da cui provengono.
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