14 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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Breve cronaca dall’interno della Notte (dei Serpenti)

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Breve cronaca dall’interno della Notte (dei Serpenti)

Cinque mesi di chat notturne a tre, la scaletta che si accorcia, la caccia agli errori di pronuncia dei coristi, l’ansia della messa in onda. Elso Simone Serpentini racconta la Notte dei Serpenti da dentro.

di Elso Simone Serpentini6 Settembre 20265 min di lettura
In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1
The Classical Rave Party, Enrico Melozzi, Romaeuropa Festival, 15 novembre
Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
6 Settembre 2026Il progetto

Breve cronaca dall’interno della Notte (dei Serpenti)

Alla nuova edizione della Notte dei Serpenti, la quarta, si è cominciato a pensarci già da qualche giorno dopo la messa in onda in TV, su Rai 2, della terza edizione, ma nel vivo dell’argomento si comincia ad entrare circa cinque mesi prima della data già fissata del concerto che verrà. E sono ancora pensieri vaghi, riflessioni, mezze proposte solo abbozzate. Poi il tempo passa e si redige una scaletta provvisoria dei brani nuovi della tradizione popolare abruzzese. Alcuni di essi sono stati inviati ad Enrico da ogni parte d’Abruzzo, altri sono nostre proposte.

La lista è lunga: più di una ventina di brani. Nuovi, ai quali si dovranno aggiungere quelli già eseguiti nelle passate edizioni ai quali non si può rinunciare, perché ormai il grande successo ne ha fatto la cifra stilistica della Notte dei Serpenti. Eppure di altri si dovrà fare a meno, a malincuore, per far posto alle ultime novità. A mano a mano, in lunghe ed estenuanti chat a tre per lo più notturne, la lista si riduce. Le idee si fanno chiare. Ora le nuove proposte sono di meno. Parte l’istruttoria: sono brani anonimi, tradizionali o d’autore. Se anonimi, da dove arrivano, con quante versioni diverse, quasi una per ogni area geografica della regione? Se d’autore, chi sono gli autori? Che cosa hanno voluto esprimere? Che cosa possono ancora dire di significativo agli abruzzesi di oggi? Intanto Enrico li valuta dal punto di vista musicale: che possibilità hanno di avere un arrangiamento nuovo che possa fare da tramite per le nuove generazioni e risultare suggestivo per chi abruzzese non è? Ormai il campo è ristretto, si lavora di fino, si analizzano i testi filologicamente, li si adatta ad un abruzzese regionale che rinunci ad una dicitura e ad una pronuncia così localizzate da farli risultare oggi comprensibili a comunità di poche centinaia di unità.

Ma intanto si comincia a ragionare sui testi delle canzoni degli ospiti. Parte l’invito ad Enrico a tradurre in dialetto abruzzese un brano che è un mostro sacro della canzone italiana. Da sentirsi tremare le vene e i polsi. Tre giorni intensi di lavoro e la traduzione è pronta. Quest’anno abbiamo un nuovo metodo io e Gabriella. Invece di proporre ad Enrico ciascuno una nostra traduzione, discutiamo, ragioniamo, aggiustiamo le parole fino ad avere una traduzione comune da proporre ad Enrico. Dopo molti no, arriva finalmente un sì. Ma passano pochi giorni e arriva la notizia. È stato tutto vano. L’ospite non arriva più, abbiamo fatto un lavoro inutile. La cosa capita un paio di volte. Si sanno i nomi di altri ospiti e si comincia a tradurre le loro canzoni, non tutto il testo, ma una parte, magari il ritornello. Non è facile ricevere il desiderato assenso di Enrico. Oh, finalmente questa ultima traduzione funziona. Gli accenti sono quelli giusti, le sillabe pure e anche le rime. È la parte più faticosa. Una canzone in particolare, di un ospite famoso, è molto ostica: è un testo che fu ed è ancora d’avanguardia. Come si fa a renderlo in abruzzese? Come si può tradurre quella frase che in italiano risulta dolce e armoniosa in un dialetto nel quale essa si può esprimere usando solo parole che risultano dure e petrose? Eppure si deve, non siamo noi quegli stessi che sono riusciti a tradurre in dialetto abruzzese Battiato? E allora dai… ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare. E finalmente ce la facciamo, e Enrico dice che va bene.

La chat di lavoro della Notte dei Serpenti
La chat a tre, per lo piu notturna, dove la lista si accorcia e le scelte prendono forma.

Intanto s’è definita la lista, che è diventata una “listina”, dei nuovi brani abruzzesi. Si lavora e si scava per scegliere quella che tra le tante diverse versioni risulta la più convincente, si fanno le scelte definitive. Arrivano le prove. Ora si deve spiegare la giusta pronuncia e il giusto accento dialettale a coriste che, anche se abruzzesi, non conoscono il dialetto, figuriamoci quelle che abruzzesi non sono e che, magari napoletane, tendono a napoletanizzare ogni parola. E poi si deve spiegare il contesto dei canti, nati in situazioni storiche e sociali che i giovani di oggi nemmeno immaginano.

Durante le prove, a Teramo, io e Gabriella diventiamo i poliziotti della lingua, con l’orecchio teso a cogliere se la terza corista della seconda fila abbia detto una a al posto di una e e viceversa e pronti nel comunicare l’errore ad Enrico o, quando lui è personalmente troppo teso, per tramite della maestra del coro. Poi arrivano le prove di Teramo, che sono quasi dei concerti, e io e Gabriella abbiamo ancora un sia pur ridotto potere di intervento nel segnalare e nel rimarcare un errore di pronuncia di qualche corista. Quando arrivano le prove di Pescara questo potere non ce l’abbiamo più. Ora i problemi sono così tanti e tanto più gravi che qualsiasi nostra segnalazione risulterebbe d’intralcio.

Poi arriva il concerto e io e Gabriella siamo tra il pubblico, in prima fila (quest’anno; negli anni precedenti eravamo proprio sul palco, dietro le quinte), ma siamo un pubblico speciale, perché dentro di noi brucia la stessa ansia che brucerà dentro Enrico, il timore che qualche cosa possa andare storto. Per fortuna non è mai avvenuto. Tutto va bene anche quest’anno.

Poi si aspetta la messa in onda in Rai. Quest’anno in prima serata e su Rai 1. Nella nostra chat Enrico fa finta di niente, ma si sente che è più ansioso di noi. E non può che essere così. Noi siamo stati solo suoi collaboratori, ma è lui che firma il prodotto, è lui che porterà il serto della gloria in caso di successo e la croce sulle spalle in caso di insuccesso. A Teramo davanti al maxischermo è un successo travolgente. Il teramano Melozzi riacquista in pieno i diritti della sua cittadinanza teramana, dopo essere stato a lungo considerato quasi un meteco nella sua stessa città.

L’indomani l’ultima ansia, in attesa dei dati dell’auditel, che decretano un successo senza precedenti. Un trionfo. Stanotte l’ultima chat, audio non video, perché lui guidava, andando, ancora stanco verso un altro impegno di lavoro. Quarantacinque minuti di reciproca esultanza, di gioia inesprimibile anche se espressa. Ma nell’ultima parte, non a sorpresa, arriva un cambiamento di argomento e cominciamo a parlare della prossima edizione della Notte dei Serpenti: la quinta. Cosa si deve fare perché sia ancora più grandiosa della quarta?

Elso Simone Serpentini

Il testo è diElso Simone SerpentiniCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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Serpentario, rivista di etnomusicologia della Notte dei Serpenti. Direzione Enrico Melozzi. Editore Orchestra Notturna Clandestina ETS, via Carlo Cattaneo 31, 00185 Roma. Aggiornamento quotidiano. Anno I, 2026. Registrazione presso il Tribunale di Roma, Sezione per la Stampa e l’Informazione, in corso.
I canti di tradizione orale sono anonimi: si cita sempre la raccolta da cui provengono.
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