Una ha tredici anni e Zurle, l’altra ha sei figli e La Notte scura
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1coro
Una ha tredici anni e Zurle, l’altra ha sei figli e La Notte scura
Sofia ha tredici anni e sente sua Zurle, Licia ha sei figli e si è riconosciuta ne La Notte scura: due coriste della Notte dei Serpenti 2026 si raccontano.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Il Serpentario continua a raccontare il coro della Notte dei Serpenti 2026 attraverso chi ci ha cantato. Questa volta le voci sono due, e stanno lontane: una ha tredici anni, l’altra sei figli. Hanno scelto un canto a testa, e nessuna delle due l’ha scelto per caso.
Sofia Di Gennaro vive a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, e frequenta la scuola media del paese. La Notte dei Serpenti la guardava in televisione. Poi ha chiesto a sua madre di informarsi su come si facesse a cantare nel coro del maestro Melozzi, e quando l’invito è uscito ha mandato un video. Il primo giorno di prove se lo ricorda a pezzi: «Un’emozione immensa, il cuore che batteva all’impazzata, tanti sguardi che si incrociavano, la curiosità, la voglia di cantare, la paura di sbagliare, la certezza di imparare». Il canto che sente suo è Zurle, e la ragione è la più semplice che ci sia: «ho 13 anni e la sento mia».

In casa cantano. Quando tornano da Teramo verso L’Aquila, all’altezza del traforo del Gran Sasso, in macchina cantano un canto sul Gran Sasso, e il paesaggio, dice Sofia, anche dall’autostrada «fa rimanere ammutoliti proprio come dice la canzone». A Mosciano c’è la Corale Acquaviva, che canta brani popolari, e quando può la va ad ascoltare. Dal maestro si è ritrovata un giorno una pizzicata affettuosa sulle guance e una domanda, «Ma da chi hai preso queste guanciotte», e poi sono scoppiati a ridere insieme. Con il coro è stata anche all’ospedale Mazzini di Teramo e alla casa di riposo De Benedictis: «abbiamo portato gioia e tanta energia». Dal canto d’insieme ha portato via una parola sola, scritta in maiuscolo: «il RISPETTO». E alla domanda finale risponde che a tredici anni ha vissuto «un’esperienza fantasmagorica», e che come si dice adesso è stata «AURA».

Licia Rastelli vive a Pineto, è direttore operativo di un’azienda che produce mobili e, dice lei, «soprattutto mamma di 6 figli». È cresciuta a Mutignano, il paese di Aniello Polsi, l’autore di tanti brani molto conosciuti: il padre e gli zii cantavano in un coro popolare, e a trasmettere il resto ci pensavano le nonne, con Tuppa tuppa lu mirtale o Vola vola vola per i riposini, i saltarelli nelle serate di festa, le serenate che si portavano alle spose del paese. La candidatura l’ha mandata due anni fa, tra imbarazzo e insicurezza, perché non aveva mai spedito un provino: ha registrato Luntane chiù luntane, una delle sue canzoni preferite.

Del primo giorno di prove ricorda «il teatro di Atri da una prospettiva nuova», la voce rassicurante di Francesca e l’ansia di conoscere il maestro. Il canto che le è rimasto addosso è La Notte scura, proprio perché non faceva parte del suo bagaglio: «È un testo che mi ha sorpresa, che mi è entrato nelle vene». Quella notte, spiega, è «l’ignoranza, il qualunquismo, l’arroganza, e tanto altro non solo fuori di me, ma anche dentro. Le paure, le insicurezze, le fragilità». Al maestro attribuisce una richiesta che non si aspettava: «Essere locomotiva e non vagone». Pensava che una volta entrata nel coro il suo lo avesse già fatto, e ha scoperto che si deve ricominciare a giocarsela ogni giorno.
La sera del concerto, invece di guardare se stessa ha guardato le altre: «Lo stupore sui volti di chi con me condivideva il palco, nel vedere così tante persone (un oceano!) sotto di noi». Quei canti vorrebbe portarli ai bambini della sua terra, perché sente come una responsabilità la trasmissione di una cultura così antica, e poi agli abruzzesi nel mondo, «per ricostruire quel filo che gli oceani hanno spezzato».

Sofia i canti li farebbe ascoltare a tutti, «perché parlano della gente e della vita quotidiana», e li farebbe ballare anche in discoteca. Licia li porterebbe dove i bambini non li hanno mai sentiti e dove gli emigrati li hanno lasciati. Sono due modi diversi di avere una voce in quel coro, e a leggerli uno dopo l’altro sembra la stessa risposta data da due età lontane. I testi di tutte le canzoni si trovano qui.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
