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Da Collemaggio alla grotta: i santuari dei tratturi e le laudi delle compagnie

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Abruzzo

Da Collemaggio alla grotta: i santuari dei tratturi e le laudi delle compagnie

Dall'Incoronata di Foggia alla grotta di Monte Sant'Angelo: compagnie di pellegrini, laudi dialettali e il calendario dei due San Michele sui tratturi.

26 Agosto 20265 min di lettura
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26 Agosto 2026Luoghi
Da Collemaggio alla grotta: i santuari dei tratturi e le laudi delle compagnie

Il calendario della transumanza aveva due cardini, e portavano lo stesso nome: San Michele. Dopo la festa del 29 settembre le greggi dovevano trovarsi in Puglia; dopo quella dell’8 maggio, saldata la fida, potevano risalire. L’Arcangelo abitava in fondo al cammino. La sua grotta si apre a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, a picco sulle piane dello svernamento, e le sue due feste aprivano e chiudevano l’anno pastorale di mezzo Mezzogiorno.

Il Tratturo Magno era anche una via di chiese. Partiva da L’Aquila davanti a Santa Maria di Collemaggio, la basilica del Perdono, e scendeva verso la Puglia toccando edifici costruiti per chi camminava: Santa Maria dei Cintorelli, San Paolo di Peltuinum, e via via le altre chiese campestri dette tratturali, pensate come ripari e punti di conforto per i pastori in marcia. L’arrivo, dopo 244 chilometri, era di nuovo un luogo sacro: la Chiesa delle Croci di Foggia, accanto al monumento dell’Epitaffio. Chi percorreva il tratturo intero attraversava una specie di via processionale lunga tre regioni, con le stazioni al posto giusto.

Il primo grande santuario oltre l’arrivo era quello dell’Incoronata, nel bosco a sud di Foggia, con il Tratturo Regio a due chilometri e mezzo. Il suo calendario dice tutto della sua funzione: apriva il mercoledì precedente l’ultimo sabato di aprile e restava in piena attività fino alla festa di Sant’Antonio, il 13 giugno, cioè esattamente nelle settimane in cui i pastori chiudevano i conti e riprendevano la via dei monti. Arrivavano compagnie pugliesi, lucane, campane, abruzzesi e molisane; molte si accampavano nel bosco per giorni. L’ingresso al santuario avveniva cantando laudi dialettali o italianizzate, sotto la guida degli anziani, secondo rituali scritti che le compagnie si tramandavano, come il Rituale di Ripabottoni, paese molisano, e quello di Bitetto, in terra di Bari. Il venerdì si svolgeva la Cavalcata degli Angeli, e negli spazi tra gli alberi e la chiesa si teneva in maggio la fiera, con la compravendita di animali. Al martedì toccava la pulizia del santuario, compito che spettava ai pellegrini di Minervino Murge.

Il santuario dell’Incoronata funzionava anche da capolinea sociale dell’anno pastorale: le fonti della devozione lo descrivono come uno dei nodi principali della transumanza, il luogo dove i pastori si ritrovavano prima di riprendere ognuno la via delle proprie montagne. La sequenza di maggio aveva una logica compiuta: i conti alla Dogana, la fiera per vendere, il santuario per sciogliere il voto, e poi la salita. Chi partiva dall’Abruzzo in autunno faceva il ragionamento inverso, e affidava all’Arcangelo l’inverno che cominciava.

In cima al promontorio la meta era la grotta. A Monte Sant’Angelo le compagnie salivano e salgono per le due feste: da San Marco in Lamis, trentasei chilometri a piedi, ancora oggi circa duecento pellegrini ogni 8 maggio; da San Salvo, in Abruzzo; da Ripabottoni e Boiano, in Molise; da Toritto, nel Barese; da Vieste, che ha ripreso nel 1995 il pellegrinaggio del 29 settembre. I gesti sono rimasti: si raccoglie una pietra durante la salita e la si getta via alla grotta, a figura dei peccati lasciati; un tempo si portavano al collo i coretti, cuoricini di stoffa con dentro frammenti della grotta. Le cripte di età longobarda conservano le iscrizioni dei pellegrini di mezza Europa, comprese alcune in caratteri runici. Dentro, la devozione ha sedimentato oggetti databili: un’icona bizantina in rame del settimo o ottavo secolo, cripte lunghe una sessantina di metri, e la memoria, riportata da San Bonaventura, della salita di Francesco d’Assisi nel 1216. Su quelle pareti c’è scritto, alla lettera, chi passava di lì.

Il canto era parte del voto. Le compagnie in marcia verso l’Arcangelo eseguivano e ancora eseguono canti devozionali lungo la strada, e ogni paese custodiva i propri; all’Incoronata le laudi d’ingresso erano il segno di riconoscimento di ciascuna comunità. Questa devozione cantata non si fermava ai santuari. Nei paesi dei tratturi apparteneva allo stesso ceppo la questua musicale di gennaio per Sant’Antonio Abate, il protettore degli animali: attorno alla festa del 17 gennaio le squadre di cantori passavano di casa in casa, con organetto al seguito, scambiando strofe sul santo contro vino, uova e salsicce; l’Archivio Sonoro d’Abruzzo ne conserva le registrazioni novecentesche nel fondo Di Silvestre, accanto alle raccolte dedicate alle cantrici e ai suonatori di organetto. Tra la lauda del santuario e il canto di questua del paese correva la stessa economia del sacro: si cantava per un patrono, e il patrono dei pastori regolava l’anno intero.

Il pellegrinaggio era anche l’occasione in cui i repertori si incontravano. Compagnie di cinque regioni convergevano negli stessi giorni sugli stessi sagrati, ciascuna con le proprie laudi, i propri anziani a guidare, il proprio rituale scritto o mandato a memoria; il bosco dell’Incoronata, con gli accampamenti che duravano giorni, metteva fianco a fianco dialetti e melodie che per il resto dell’anno non si sarebbero mai sentiti. Nessun registro annota che cosa si cantava attorno ai fuochi. Ma il meccanismo dell’incontro, quello sì, sta nelle fonti, con le date e i nomi dei paesi.

Di tutta la geografia sacra dei tratturi, il dato più solido è la sua tenuta. La compagnia di San Marco in Lamis mette ancora in strada, ogni 8 maggio, circa duecento persone per trentasei chilometri di cammino verso la grotta, nella data in cui per mezzo millennio i locati hanno saldato la fida e ripreso la salita verso l’Abruzzo. I tratturi come infrastruttura economica hanno chiuso nel 1806; come infrastruttura devozionale, a guardare i calendari dei santuari, non hanno mai smesso di funzionare del tutto.

In copertina: Foto di Costaetrusca (Wiki Loves Monuments Italia 2018), via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Fonte icpi.cultura.gov.it, santuarioincoronata.it, Wikipedia Tratturo L’Aquila-Foggia, amaraterramia.it, archiviosonoro.org
Verifica Calendario pastorale sui due San Michele; partenza del Tratturo Magno da Collemaggio e chiese tratturali; calendario e riti dell’Incoronata; compagnie di San Marco in Lamis, San Salvo, Ripabottoni, Boiano, Toritto, Vieste dal 1995; rito delle pietre e coretti; iscrizioni runiche nelle cripte longobarde; canti di questua nel fondo Di Silvestre.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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