Dodici stelle e sei raggi di sole: gli stornelli del libretto di Rieti
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Antonio De Nino
Dodici stelle e sei raggi di sole: gli stornelli del libretto di Rieti
Nel 1869 Antonio De Nino stampò a Rieti un Saggio di canti popolari sabinesi per le nozze Palmegiani-Trinchi: stornelli aperti da viole, grano e abete.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

A Rieti, nel 1869, la tipografia Trinchi stampò un libretto per le nozze di Giuseppe Palmegiani con Caterina Trinchi. Dentro, al posto dei soliti sonetti d’occasione, gli sposi trovarono canti presi dalla viva voce: Antonio De Nino, che faceva allora il maestro in Sabina e avrebbe poi firmato gli Usi e costumi abruzzesi, aveva messo insieme un Saggio di canti popolari sabinesi e lo offriva come regalo. Gli stornelli occupano le pagine centrali. Tre versi ciascuno: prima il nome di un fiore, poi due endecasillabi che si rispondono in rima o in assonanza.
Fior di viole.
Allo mi’ amore gli voglio mandare
Dodici stelle e sei raggi di sole.
Fiore de grano.
Voglieme bene, Amore, da vecino;
I’ te lo voglio vecino e lontano.
Fiore d’abete.
Benedico la stanzia dove state,
Lo letto e le lenzola do’ dormete.
(Canti anonimi di tradizione orale, in Antonio De Nino, Saggio di canti popolari sabinesi, Rieti, 1869). Il fiore d’apertura pesa poco sul senso e molto sul suono. Serve a dare la rima. Chi cantava lo pescava da un mazzo mentale che De Nino documenta voce per voce, viole, grano, miglio, prato, avena, menta, abete, e nel tempo di quel primo verso corto preparava i due lunghi: il regalo di dodici stelle e sei raggi di sole, la richiesta di un bene che tenga da vicino e da lontano, la benedizione calata sulla stanza e sul letto di chi dorme. Numeri precisi, per un dono impossibile. Dodici stelle e sei raggi si possono contare, e intanto nessuno li ha mai consegnati.
In una nota De Nino registra anche un riscontro trovato dal professor Morandi tra i canti dell’Umbria: stornello quasi identico, cambia soltanto il nome del fiore. La botanica era intercambiabile, il congegno no. Il libretto di Rieti resta uno dei primi saggi a stampa di questo repertorio, due anni prima della grande raccolta napoletana di Casetti e Imbriani, e il suo primo pubblico furono due sposi: il folklore italiano dell’Ottocento passa spesso da qui, da tirature minuscole stampate per un matrimonio e finite poi sugli scaffali dei filologi.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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