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Domenico Ceccarossi racconta: una vita per il virtuosismo del Corno (Omaggio in occasione dell’imminente Trentesimo della scomparsa – 1997-2027)

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Approfondimento

Domenico Ceccarossi racconta: una vita per il virtuosismo del Corno (Omaggio in occasione dell’imminente Trentesimo della scomparsa – 1997-2027)

Intervista di Domenico Ceccarossi dove ripercorre la sua vita e carriera musicale

di Angelo Iocco3 Ottobre 202620 min di lettura
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3 Ottobre 2026Persone
Domenico Ceccarossi racconta: una vita per il virtuosismo del Corno (Omaggio in occasione dell’imminente Trentesimo della scomparsa – 1997-2027)

Domenico Ceccarossi racconta: una vita per il virtuosismo del Corno (Omaggio in occasione dell’imminente Trentesimo della scomparsa – 1997-2027)

All’Amministrazione comunale di Orsogna, nel 1986, il M° Ceccarossi donava gran parte delle sue carte, le sue lettere, gli articoli di giornale che lo elogiavano nei vari concerti che tenne a partire dagli anni ’50 fino all’ultimo del 1986, i quadri, il qusdro realizztao da Federico Spoltore, i numerosi premi vinti, i dischi e i nastri magnetici incisi dei suoi concerti per corno solista e per orchestra. Quel fondo è stato riordinato da Angelo Iocco, come collaboratore volontario, e oggi consultabile nella Biblioteca comunale orsognese, nel Centro polivalente intitolato nel 2000 all’illustre concittadino musicista. In attesa di un’opera che ricordi degnamente il M° Domenico Ceccarossi nel Trentesimo della scomparsa nel gennaio 2027, qui si vuole proporre la trascrizione di alcune sue interviste edite e inedite che rilasciò a vari giornalisti, e alla moglie Jolanda Colizza, quasi un “testamento spirituale” della sua ricerca del virtuosismo musicale dello strumento del corno.

INTERVISTA PER PRAGA 1982 TVR

INTERVISTATORE: Il M° Ceccarossi è venuto di nuovo per parlarci delle sue ultime esperienzemusicali, anche perché si appresta a breve a dare addio all’attività artistica. Caro Domenico, vorrei con lei fare un bilancio della sua vita artistica, e parlarci tecnicamente, da come è nata la passione per la musica, e cosa ha fatto in tutti questi anni col corno?

CECCAROSSI: Ho iniziato almeno a 8 anni e mezzo suonando il corno, e come vedi ancora oggi lo suono. Ciò dimostra che tutta la mia attività è stata lunghissima, attraverso gli autori italiani, le grandi orchestre, e un Concerto internazionale cui partecipai che mi ha dato tante soddisfazioni. La mia vita artistica è stata determinata da un fatto curiosi, cioè che io sono stato il caposcuola in classe dello studio di uno strumento che ormai ha preso un’unica risonanza in tutto il mondo. dal Giappone all’America all’Inghilterra si parla di questa arte misteriosa, perché la cantabilità e l’espressività del corno sono difficili da raggiungere. Io penso che forse qualche cosa più avanti verrà scoperta da altri studiosi giovani che mi han sbalordito.

I: Vorrei procedere per gradi. Quali sono state le sue prime esperienze nel campo musicale?

C: Le prime esperienze partono dalla mia patria. Sono nato in un paesetto di nome Orsogna. A Orsogna ho dedicato i primi anni della mia vita alla banda. Stupisce, ma io non ho provenienza accademica, né da scuola di musica, né lezioni private da illustri professori. Non sono allievo di nessuno. Mi sono formato da me, un autodidatta. Ho suonato nelle turné, fino a a17-18 anni, quando i miei genitori hanno iniziato a pensare che fosse ora di darsi da fare. Allora ho tentato, ho lasciato Orsogna per Milano, e lì mi si apre questa vita nuova. Io non avevo un senso di responsabilità di suonare, tentato. A fortuna al Teatro alla Scala qualcuno mi nota e va dicendo che è arrivato un giovane virtuoso ed eccezionale che suona il corno. Meraviglioso sì, ma che mancava di un perfezionamento tecnico musicale, perché ero senza diploma. E allora mi sono dato da fare perfezionandomi a Torino. Quello sarebbe stato il mio lasciapassare per la mia carriera musicale, per cui avevo il pallino fisso sin da quando avevo 11-12 anni, di diplomarmi e di diventare un giorno un caposcuola. Questo mio sogno lo praticavo con grande semplicità di spirito, sapevo che un giorno sarei arrivato al Conservatorio di S. Cecilia, ad esempio, e così col tempo è avvenuto.

I: Prima di andare avanti nell’esame della sua vita artistica, poiché ha accennato a una grande tradizione della nostra Terra abruzzese, la banda, ci può parlare di questo fenomeno culturale?

C: La banda rappresenta il piedistallo dell’organico d’orchestra. Nelle bande avvengono le cosiddette formazioni degli elementi soprattutto di strumenti a fiato, è il vivaio di un percorso, di una gavetta, che arriva alla sua conclusione. Nelle grandi orchestre di tutto il mondo ci si basa sulla collaborazione degli atrumenti a fiato. E per essi la banda è una palestra importantissima. Il privilegio di una grande orchestra, italiana, europea ecc. è dato sempre dai fiati, in essi ricade la maggior parte della responsabilità dell’esecuzione dei concerti, essendo essi strumenti solisti, sono loro i protagonisti della ricchezza del complesso stesso. La banda dà il via a tutto questo. Mantiene, coltiva, lentamente, un talento, questo suonare, portando un discorso che man mano arriva all’orchestra.

I: Oggi il fenomeno bandistico è in regressione? Si parlava delle grandi tradizioni musicali del nostro Abruzzo. Adesso abbiamo ceduto quasi lo scettro alle bande pugliesi?

C: Le bande pugliesi sono legate alla tradizione bandistica, sono ancora integre, non hanno velleità diverse da quello per cui sono nate. In Puglia non abbiamo grandi teatri, orchestre, eccezion fatta per Bari. In Puglia vi sono ancora zone depresse, e le città tengono per questo ancora in alta considerazione la banda, unica fonte di divertimento e di cultura musicale. E loro ancora resisistono, nonostante la difficoltà di mantenere un complesso. Perché si sa, occorrono finanziamenti. Le feste, l’organizzazione i viaggi, ci voglioni milioni di lire. Anni fa, quando ero ragazzo, quando si faceva una festa, si mettevano 3.000 lire, e noi prendevano 500 lire a testa. Oggi chi le accetta? 5 milioni di lire a festa ci vogliono. Per questo c’è difficoltà per le bande a continuare a esistere, sia per il mantenimento, e sia per il reperimento degli elementi. Molti elementi sviano, trovano altri impeghi, o nei complessini, oppure si mettono in proprio, cercano una qualifica. Insomma la banda non è più il principale sutrmento si sostentamento, né di affermazione per un futuro musicale. Purtroppo non è più semplice come una volta. Prima c’erano bande di grossissimo valore, non c’era altro da fare. E poi appunto non vi erano altre fonti di distrazione, per ascoltare la musica dovevi aspettare per forza la banda in paese. Oggi con la tecnologia, coi concerti molteplici che danno a teatro e nelle arene, la banda ha assunt un valore purtroppo assai marginale. Poi la banda anticamente era tenuta in grande rispetto. Oltre alle bande da giro vi erano quelle che accompagnavano le processioni, tipo la Banda dei Sette Fratelli di S. Eusanio. Questi erano i cosiddetti “complesso”, le banderelle di paese. Differenti ovviamente dai complessi maggiori come la banda da giro. Ma la banda oggi, come la si intendeva un tempo, non esiste più.

I: Se non ricordo male, una banda abruzzese che andò un turné perfino in America, era Chieti?

C: Certo, Chieti col M° Bruno Valenti, che purtroppo ebbe vita breve, perché fu influenzato da un colpo d’aria, ed ebbe una polmonite fulminante. Purtroppo aveva sudato molto, non so se lo sa, ma anche il direttore, quando dirige, si agita, si contorce, il poveretto suda! E se non si asciuga, si ammala. Il M° Valenti portò la Banda di Chieti a vette mai raggiunte, io lo ricordo bene, anzi è sbagliato parlare di banda, quella era una vera epropria Orchestra sinfonica.

I: Un altro complesso bandistico importante della nostra regione, fu quello di Pianella?

C: Certo, Pianella, perché quel complesso fu il sogno di un appassionato di musica. Un mio amico mi diceva infatti che a Pianella si era costituita una banda di ragazzi, che destava ammirazione ovunque passasse. Queste cose a me fanno piacere, che i giovani siano sempre vicini e attenti alla musica, che entrino in un complesso, e che men mano si facciano strada da sé, e coltivando lo strumento, forse un domani, potranno suonare da solisti, oppure essere degni di un nome. Viva i ragazzi che amano la musica.

I: In modo che i ragazzi, facendo sacrifici come ha fatto lei, possano raggiungere degli obiettivi?

C: Lo credo!

I: Dopo la sua esperienza a Milano, cosa successe nella sua carriera artistica?

C: Mi trasferii a Torino per diplomarmi al Conservatorio. A Milano stavo con l’Orchestra dell’EIAR. Per 7 anni sono stato a Torino. Ero assetato dai posti degli dei migliori insegnanti, o al conservatorio o nelle grandi orchestre, e mi affannavo. Provai a fare molti concorsi. Ciò mi provocò un amore e una forza enormi, che riuscii a reperire attraverso gli esami, l’ascolto da parte dei professori. Poi incontrari il M° Bernardino Molinari dell’Accademia S. Cecilia che mi ascoltò e mi disse: “Lascia immediatamente l’EIAR, e il posto a S. Cecilia e suo!”. Andare a Roma era il mio più grande desiderio, sicché lasciai dopo un mese la Rai cioè EIAR e andai S. Cecilia. Lì prese avvio veramente la mia vita di insegnante e musicista, conobbi Riccardo Zandonai che mi amò come un figlio, fu con me professore al Conservatorio di Pesaro. Io facevo parte di un suo gruppo scelto di insegnanti. Dopo la sua morte nel ’44 purtroppo il gruppo iniziò a separarsi, ognuno per la sua strada. Io tornai a S. Cecilia, dove sono stato fino al 1976, anno del pensionamento.

I: Ma prima del pensioname nto, lei ha insegnato anche altrove, ad esempio al Conservatorio di Pescara?

C: Sì qui ho alternato dei periodi con il S. Cecilia. Ho insegnato pratica di suono del corno. Ma ho insegnato poco tempo.

I: E la sua attività intensa al livello internazionale?

C: Un’attivitò concertistica di 30 anni. Quando si pensa che questa attività si sia quasi conclusa, qualche mese fa, allora tu inizi a contare quanti anni son passati. Ho iniziato il concertismo con lo scopo di rispolverare tutta la letteratura per corno che non era stata presa in seria considerazione: addirittura fui il primo a eseguire il II concerto per corno di Riccardo Strauss. Lui lo venne a sapere, e diceva che quel suo concerto difficilmente qualcuno avrebbe potuto eseguirlo per la difficoltà, ma si rallegrava che in Italia ci fosse un giovane capace di eseguirlo… e diciamo che si rammaricava che solo a tarda età questo momento per lui di ascolto fosse giunto. Dopo la sua morte, per voto fatto a me stesso, in tutti i concerti d’Europa laddove potessi farlo, io eseguivo questo suo concerto per corno. Oltre a Strauss ho seseguito musica cameristica, e poi per dare maggiore sviluppo alle capacità foniche dello strumento del corno, ho deciso di far sentire autori sconosciuti, e per questo ho dato vita al Trio, con mia moglie e una pianista, girando in turnè l’Europa. Molti autori, ammirati dall’iniziativa, hanno scritto pezzi originali per voce, corno e pianoforte. Ho fatto anche delle incisioni su disco per divulgare le capacità esecutive del corno, e fino ad ora ho incisio una quarantina di dischi.

I: Vorrei far parlare anche la sig.ra Jolanda, e chiedere un giudizio sulla vita del M° Ceccarossi.

JOLANDA: Può sembrare di parte. Prima di conoscerlo veramente vedevo un virtuoso interprete di questo strumento. Dopo i Concorsi di 4 anni fa, a Monaco e Praga, ho cambiato idea. Mio marito ha dimostrato ai ragazzi, e loro hanno dimostrato a lui che il corno è uno strumento difficile. Ha qualcosa di veramente particolare. Ostico per tante ragioni.

I: Vorrei chiedere al M° Ceccarossi di parlarci un po’ di questo curioso strumento del corno, che è stato a volte definito anche come “magico”.

C: La tecnica del suono del corno è immensa, ci vuole una tecnica enorme: nessuno strumento ha le esigenze del corno. Dico così perché per suonare il corno, ci vuole un diaframma speciale, che non è richiesto da altri strumenti a fiato. Il diaframma serve ad amplificare il suono come una voce umana, per questo io spesso parlo di cantabilità del corno. Occorre allo strumentista avere la mano impegnata nel padiglione, che sancisce l’intonazione, l’armonia del suono. Questa mano è importantissima, perché se non è messa nel posto corretto, escono fuori difetti, stonature, male intonazioni. Poi il corno ha pochi tasti, con essi devi fare tutto. Non è un flatuo che ne ha 22. Con così poco, nel corno lo strumentista deve raggiungere tutta la perfezione della tecnica. Io poi ho fatto di più, per arrivare a una tecnica violinistica, e da qui puoi immaginare quali capacità abbia questo strumento. Io ho dedicato tutta una vita a scoprirne i segreti, e ho divulgato proprio per i giovani esecutori di corno delle prossime generazioni. Posso anche dire che mi sono divertito un mondo, avendo compiuto ben 60 anni di studio dello strumento!

I: La sua produzione specialistica è molto vasta, ha inciso dei dischi, è stato il primo ad aver riscoperto opere particolari di autori rari.

C: Tra gli autori più particolari che hanno scritto per corno, in vetta alla mia classifica inserisco Mozart. Nei suoi concerti c’è un’espressività, un afflato di suono, una visione e una tecnica fuori dal comune, perché si arriva alla purezza del fraseggio. Cosa che negli altri compositori sembra essere una spanna più in giù, ecco nell’esecuzione dei loro pezzi si può anche sorvolare. Ma non nell’esecuzione di Mozart. Tuttavia io ho avuto un gran rispetto per tutti, e li ho considerati nelle mie esecuzioni allo stesso livello di Mozart: primo perché hanno scritto concerti per corno, di cui mi occupo,. Infatti io ho cercato tutte le musiche possibili per corno, anche le più ingrate, ma anche quelli più complessi. Ne ho inciso uno in un recente disco, in un concerto per corno e pianoforte. Per la pubblicazione ho fatto realizzare anche musicassette con un commento fatto a proposito.

I: E come si è prefissato di organizzare il suo lavoro di studio sul corno?

C: Io ho pubblicato tutti i miei trattati di corno per far conoscere alle nuove generazioni i segreti della tecnica dell’emissione e delle istanze dei suoni, del sapere fare il suono, del saper fraseggiare. E ovviamente ho messo Mozart in primo piano come esempio. Alcuni mi hanno chiesto con quale tecnica io fossi riuscito a fraseggiare i Concerti di Mozart. E la partitura mozartiana dove la mettiamo? Mozart prima che scrittore di concerti per corno, era un provetto violinista, e ha scritto la parte per orhcestra di archi con un fraseggio meraviglioso, no? E perché il cornista non potette ai tempi di lui fare altrettanto? Semplice, perché il corno a quei tempi era diverso dal nostro, non aveva il cilindro, e non poteva avere quell’armonia e quel fraseggio che si può raggiungere col corno odierno. Ma c’è un altro motivo. Anticamente Mozart vide i suoi Concerti per corno revisionati da un correttore poco attento, Klimb, che praticamente “distrusse” il corno, relegandolo a mero strumento di accompagnamento. Purtroppo questo revisore ancora oggi continua a far danni, perché le sue revisioni di Mozart sono ancora eseguite, e ho sentito perfino a Monaco delle secuzioni di Mozart senza alcun fraseggio, assai scialbe!

I: Parlando del corno, ha accennato a un elemento più antico del corno come lo conosciamo oggi, ce ne vuole parlare?

C: Il corno nacque diciamo alla metà del Settecento, ed era diverso da quello odierno. Naturale che ebbe delle evoluzioni. Al tempo di Mozart il corno doveva avere delle emissioni rozze, e i cornisti si aiutavano anche con la mano per produrre però dei suoni non armonici. Mancava il cilindro. Oggi, come ho detto, abbiamo lo strumento capace di eseguire i concerti di Mozart come erano stati concepiti all’origine. Ma tuttavia, come ho dimostrato, sono ancora difficili da eseguire. Specialmente se non si sa interpretarle. Perché manca una scuola, non esiste ancora una classe di musica che prediliga lo studio approfondito dello strumento, come c’è ad esempio per i pianisti, violinisti, flautisti ecc. Oggi c’è ancora una certa mentalità che relega l’uso del corno all’accompagnamento delle bande, o quello dei pochi suoni nelle orchestre, quasi messo in castigo. E basta. Pensi che una volta che eseguii Strauss, mi taccirono di avere la faccia tosta, che volevo mettermi in mostra con il corno. Proprio perché ero riuscito a mostrae la vasta gamma di suoni del corno, frutto della mia cultura storico-esecutiva dello strumento. Avrei voluto sentire magari degli apprezzamenti per aver eseguito questo difficile concerto di Strauss. Pazienza! Io mi auguro che nei convegni di musica, nei vari seminari, si inizi una volta per tutte a introdurre anche il corno, così come lo si fa per il piano o il violino.

I: Io penso che quetso suo amore per il corno derivi anche dal costante stimolo di passione e incoraggamento della sig.ra Jolanda.

C: Certamente, lei mi ha sempre ispirato e guidato. Io non incido più un disco senza la presenza di mia moglie. E soprattutto non incido un disco se non c’è lei che mi accompagna col canto. E poi cerca la purezza. Una volta dovevamo registrare dei Prleudi. E ho trovato che lei aveva messo sottosopra la sala di registrazione perché cercava un suono puro per la registrazione. E anche io capii che qualcosa non andava e abbiamo fatto diverse prove perché l’esecuzione risultasse perfetta.

J: Mio marito è amante della dinamica e della perfezione.

I: Si è occupato in Abruzzo, a Lanciano, per diversi anni della direzione dei Corsi Musicali Estivi. Ci vuole parlare di questa innovativa iniziativa culurale dal vlaore internazionale?

C: Io secondo il mio punto di vista, puntavo a portare Lanciano allo stesso livello qualitativo musicale di una “Accademia di Siena”, per fare un esempio, cioè portare un discorso musicale elevato. Tanto più che il nostro Abruzzo è musicalissimo, e quindi ci tenevamo ad avere come professori grandi musicisti nazionale e internazionali. Dal 1971 al ’77 sono riuscito a portare avanti questo mio proposito, tantoché mi incontrai anche con un violinista che portava avanti il discorso di Stromm. Mi disse che dovevamo far venire a Lanciano i “quattro grandi”, cioè Rostropovich, Stravinsky ecc. A Lanciano avrei potuto farcela, portando a suonare questi grandi solisti internazionali. Ma poi i tempi non furono felici…e abbiamo ripiegato sulle nostre filiere. I Corsi musicali erano strutturati così. I corsisti e i professori presentavano domanda, più per fare presenza in orchestra, e allora c’era uno sviluppo che faceva questa piccola orchestra. Ogni musicista aveva l’insegnante. E ogni gruppo poteva far scuola, cioè effettuare i corsi di perfezionamento. Lo scopo era ottimo, perché c’era tanto da fare.

I: E sdegli altri concorsi che lei ha svolto?

C: Di recente ne ho fatot uno a Monaco, per corno, tromba e trombone. Ogni categoria aveva una sala concerto per conto proprio. Cose che da noi non è possibile, non c’è la possibilità di avere queste sale da concerto. Lì ho visto una scuola di corno con russi, cecoclovachcil tedeschi, che apprezzavano lo strumento, e per me è stata una grande soddisfazione, particolarmente per un russo che aveva molta eleganza, anche se cadde al terzo esame. Gli esami sono 3, 1° corno, 2° corno, 3° corno. Solitamente al terzo cadono in molti. Ma ciò non è dovuto all’incapacità dell’artista ma a questa interpretazione dei nostri musicisti come Strauss, Mozart, Rossini, che sono di una difficoltà enorme.

I: Come vede la cultura della musica in Italia e nei Pesi dell’Est?

C: Nell’Est c’è molta più sensibilità per la musica. Lì c’è un vero e proprio culto. Ogni città ha una sua orchestra sinfonica, cosa che non abbiamo in Italia, a parte le orchestre nazionali ecc. Il giovane nell’Est viene educato alla musica, cercando di raggiungere lo scopo concertistico eccezionale.

I: Nel Concerto di Praga del 1982, si commemorava una data particolare.

C: Infatti si commemoravano i 300 anni che si portava un discorso del corno cecoslovacco. C’è una ragione: questo strumento va considerato in rapporto, in questo paese, con tutta l’orchestra. E lo ripeto, nel nord ed est Europa c’è un culto assoluto per la musica, tanto che qui abbiamo uno dei più prestigiosi teatri d’opera dedicato a Mozart. A Praga venivano eseguite tutte le sue opere liriche, perché esse rappresentano la Nazione più colta musicalmente parlando.

I: Qualche particolare sulle sue esperienze di cornista?

C: Mi ha colpito molto l’organizzazione, la scuola, i giovani a Praga. Vedere questi giovani precisi, presenti e ordinati. Questo mi ha colpito del mio viaggio. In Italia si è ancora lontani dal raggiungere questi obiettivi.

I: Il M° Ceccarossi è in procinto, come ha dichiarato, di abbandonare la sua attività artistica. Quali prospettive? Sig.ra Jolanda, ci può fare un bilancio?

J: Innanzitutto sono tranquilla, non si corre più per il mondo. almeno adesso Domenico può riposare, perché ogni volta che si doveva esibire, a casa era tutto un prepararsi, un concentrarsi con assoluta serietà. E spesso anche soffriva. Ora vorrei che si godesse la vita e abbandonasse un po’. Non lasciare completamente.

C: Volevo ricordare un episodio, al Teatro dei Satiri. Dei ragazzi volevano vedere come respirarri, vedere il mio diaframma. Cosa veramente curiosa.

I: Lei ha dato addio alla sua vita artistica. Adesso ha appeso lo strumento al chiodo. Tra i vari giovani che ha seguito, pensa che ci sia una giovane promessa che possa arrivare a conquistare quelle vette concertistiche da lei ragginte.

C: Non voglio sembrare cattivo, non è che non ci sia un giovane intraprendente, ma manca la volontà! Manca l’amore, manca la scuola. Io ho notato nei giovani allievi a una certa si distraggono, o vanno per fatti loro. Purtroppo non basta solo la tecnica, occorre l’amore, la costanza. Si deve dedicare una vita intera allo strumento. Si sa, in Abruzzo, quelli come noi sono “cocce toste”. Ma proprio perché insistiamo, alla fine riusciamo a creare ed a raggiungere livelli di grande qualità..

I: Anche se lei è di Orsogna, vedo che da tempo ha messo le radici a Città Sant’Angelo.

C: Qui vivo tranquillo, ritirato, dove mi godo il meritato riposo. Volevo concludere chiedendo una cosa semplice: cosa ha reso Ceccarossi quello che è?

C: Potrei rispondere con una sola parola. È opera di Dio. Non si fraintenda che pecchi di onnipotenza. Ma lo sento come questo, è per il volere di Dio.

I: Dopo i ricordi, parliamo delle speanze. Lei ha parlato di carenza di scuole, di corsi, della difficoltà dei giovani nell’inserirsi nel mondo musicali. Quali prospettive?

C: Si potrebbe cercare di istituire un apposito concorso per corno, magari…sotto il mio nome. Con la speranza che i vari giovani riescono ad arrivare nelle sedi del sapere, per iniziare magari con i miei ammaestramenti, con le mie lezioni, e poi volare da loro, perfezionando quei talenti che devono venire fuori. Ognuno per conto suo, in modo da dare il loro contributo nella valorizzazione di questo sturmento. Io e mia moglie, con le nostre esecuzioni, io coi miei lavori, questo possiamo offire a loro per il futuro.

I: C’è un’opera per corno al livello didattico, già edita, ed in ristampa. Essa è la Scuola completa del Corno, in 4 volumi con 22 cassette musicali che ho registrato. Comincia dalla A alla Z del corno, tutte le tecniche di struttura, di suono, ogni cosa insomma, fino ad arrivare al momento trascendentale. In un volume poi ho allegato degli assoli di autori che io ho trattato. Attraverso un tema che si sviluppa, si può con la mia tecnica, arrivare a livello di eccellente fraseggio. Il corno, e l’orchestra, con questo volume, entrano nella scuola.

I: Ringrazio il M° Ceccarossi e la sig.ra Jolanda per aver partecipato a questa trasmissione, e vi salutiamo da Città S. Angelo.

Il testo è diAngelo IoccoCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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