E la rota de San Michele: il girotondo che va e viene
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
E la rota de San Michele: il girotondo che va e viene
Antonio De Nino trascrive nel 1881 il girotondo della rota de San Michele e nello stesso volume i pastori di Scanno pagati trenta ducati e un rotolo di sale.

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Antonio De Nino lo mise per iscritto nel 1881, nel secondo volume degli Usi e costumi abruzzesi, in un capitolo intitolato alla ruota di San Michele. Sono quattro versi. Le bambine li cantavano tenendosi per mano, in cerchio, e De Nino, professore a Sulmona, li trascrisse due volte nella stessa pagina:
E la rota de San Michele,
Mo se ne va, mo se ne vene:
Se ne va pe’ Santa Maria,
Vótete tu, cumpagna mia.
(Canto anonimo di tradizione orale, in Antonio De Nino, Usi e costumi abruzzesi, volume secondo, 1881). La ruota di San Michele ora se ne va, ora se ne viene: se ne va verso Santa Maria, e tu, compagna mia, vòltati. A ogni ripresa toccava a una, che si voltava, e il giro ricominciava da capo. Il gioco è tutto qui. Versi brevi, otto o nove sillabe, rime baciate: la misura giusta perché un cerchio di bambine potesse girare senza perdere il fiato, su una piazza o su un’aia, finché una madre non chiamava e il cerchio si scioglieva.
San Michele era anche una data. La sua festa cade il 29 settembre, quando l’erba dei monti finisce, e nello stesso volume De Nino annota che i pastori di Scanno scendevano in Puglia sul finire dell’autunno, con un salario di trenta ducati l’anno più un rotolo di sale, e che ogni quindici giorni scendevano all’abitato per fermarsi appena tre giorni. Quelli di Leonessa puntavano invece verso Roma. De Nino li conosceva bene: a Leonessa aveva fatto il maestro elementare negli anni Sessanta dell’Ottocento.
Il verbo è lo stesso. Mo se ne va, mo se ne vene: il cerchio delle bambine gira nel cortile, le morre salgono e scendono lungo le vie erbose, e nel libro di De Nino le due cose stanno a poche decine di pagine di distanza, il gioco a pagina 108 e la pastorizia più avanti. Nel capitolo sui poeti pastori lo stesso De Nino ricorda Filippo Mariani di Leonessa, che dava modeste accademie di versi improvvisati, e i vecchi del paese ancora ne parlavano.
In copertina: Giuseppe Pellizza da Volpedo, Girotondo (1906) – foto GattoCeliaco via Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Fonte Antonio De Nino, Usi e costumi abruzzesi, volume secondo, Barbèra, 1881
Verifica Quartina verificata testualmente sull’OCR di archive.org (usiecostumiabruz02ninouoft, leaf 126, dove compare due volte). Dati su Scanno, Leonessa e Filippo Mariani verificati sui leaf 148-152 dello stesso volume.
Verifica Quartina verificata testualmente sull’OCR di archive.org (usiecostumiabruz02ninouoft, leaf 126, dove compare due volte). Dati su Scanno, Leonessa e Filippo Mariani verificati sui leaf 148-152 dello stesso volume.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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