“Frizzichella”: un anonimo canto di corteggiamento a dispetto
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“Frizzichella”: un anonimo canto di corteggiamento a dispetto
Emiliano Giancristofaro e il canto anonimo «Frizzichella», dal doppio CD «Canti popolari abruzzesi» allegato alla Rivista Abruzzese nel 2002: un botta e risposta di corteggiamento a dispetto.
di Elso Simone Serpentini26 Settembre 20264 min di lettura

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

“Frizzichella”: un anonimo canto di corteggiamento a dispetto
Emiliano Giancristofaro (1938-2022) è una figura di riferimento primario per la ricerca etnologica, antropologica e demologica d’Abruzzo. Nelle sue inchieste sul campo (come quelle confluite in Il mangiafavole, Totemajje o Tradizioni popolari d’Abruzzo), egli ha documentato capillarmente la cultura abruzzese, prestando un’attenzione scientifica rigorosa al dato fonetico e testuale. Dalle sue ricerche nel maggio 2002 venne prodotto un doppio CD, intitolato “Canti popolari abruzzesi”, che venne allegato in omaggio alla “Rivista Abruzzese”, Lanciano.
Tra i brani si trova, (traccia 10 del CD 1) particolarmente orecchiabile e gradevole, un canto tradizionale anonimo intitolato “Frizzichella”, che la trascrizione fedele di Giancristofaro rende prezioso sotto diversi aspetti, ma soprattutto perché la metrica delle strofe riflette il metodo diretto di registrazione sul campo, privo di edulcorazioni o rielaborazioni “colte” che spesso alteravano i testi popolari nelle raccolte ottocentesche. Oltre ai canti rituali o legati ai cicli religiosi e lavorativi, Giancristofaro ha saputo valorizzare la vena scherzosa, di corteggiamento e da ballo, i canti a dispetto e le filastrocche ritmiche, così come i canti come “Frizzichella”, che si inserisce nella tipologia dei canti a botta e risposta, stornelli scherzosi o filastrocche a ritmo vivace, tipici dei momenti di festa, della vendemmia o delle tarantelle e saltarelle di area peligna e subequana.
Il testo trascritto da Giancristofaro mostra tutta la freschezza e la vivacità della lirica popolare abruzzese, strutturata sul tipico schema del botta e risposta amoroso e a dispetto. Il canto si apre con l’incalzare del corteggiatore geloso o curioso, che chiede «Chi t’à fatte ‘ssi scarpette…», «Chi t’à fatte ‘ssa hunnèlle»). La giovane risponde con maliziosa reticenza, rivendicando il dono sia delle scarpette che della gonnella ad un «giovane belle» il cui nome non vuole rivelare.
Il vezzeggiativo “Frizzichella” con il quale il giovane corteggiatore si rivolge alla donna assume nel canto il valore di un affettuoso soprannome o appello rivolto alla giovane, a sottolinearne l’indole vispa, sfuggente e “frizzante”, ricca di vivacità e brio. Alle strofe narrative si alterna la dichiarazione di tormento amoroso («notte e giorne non ripose, / sembr’a te stenghe a penza’»), per poi sfociare nel classico disimpegno ritmico del refrain («Tricche tricche e lariulà»), elemento d’accompagnamento tipico per la danza, presumibilmente una saltarella.
La grafia «hunnèlle», (con la quale la lettera h prende il posto della g: gonnella=hunnelle) evidenzia la tipica aspirazione o indebolimento della consonante velare iniziale, caratteristica tipica del dialetto abruzzese ed elemento di notevole interesse linguistico, sia pure comunissimo nelle trascrizioni etnomusicologiche. Popolaresco e brioso è il ritornello: “Tricche tricche e lariulà”, ripetuto quattro volte.
“Frizzichella” è un reperto di straordinaria immediatezza espressiva, che unisce la semplicità della vita contadina all’arguzia dell’atto del corteggiamento, restituendo la ricchezza metrica e lessicale del dialetto abruzzese. È da notare che, sebbene il canto consista nella maggior parte delle strofe in un dialogo tra un giovane che chiede e una giovane che risponde, l’esecuzione riportata nel cd di Giancristofaro è monodica maschile, vale a dire che anche le risposte della giovane vengono affidate ad una voce maschile, la stessa che fa le domande, fenomeno non raro, anzi piuttosto diffuso nella tradizione della musica popolare abruzzese.
Frizzichella
(anonimo tradizionale)
Chi t’à fatte ‘ssi scarpette,
chi te l’à fatte li voje sape’,
me l’à fatte ‘nu giovane belle,
nen te le pozze dire a te.
Chi t’à fatte ‘ssi scarpette,
chi te l’à fatte li voje sape’,
me l’à fatte ‘nu giovane belle,
nen te le pozze dire a te.
Tu frizzichella mì,
me putìve mannà a chiama’,
notte e giorne non ripose,
sembr’a te stenghe a penza’.
Tu frizzichella mì,
me putìve mannà a chiama’,
notte e giorne non ripose,
sembr’a te stenghe a penza’.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Chi t’à fatte ‘ssa hunnèlle,
chi te l’à fatte li vuje sape’,
me l’à fatte ‘nu giovane belle,
nen te le pozze dire a te.
Chi t’à fatte ‘ssa hunnèlle,
chi te l’à fatte li voje sape’,
me l’à fatte ‘nu giovane belle,
nen te le pozze dire a te.
Tu frizzichella mì,
me putìve mannà a chiama’,
notte e giorne non ripose,
sembr’a te stenghe a penza’.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Tricche tricche e lariulà.
Elso Simone Serpentini
Fonti:
Canti popolari abruzzesi raccolti da Emiliano Giancristofaro, Rivista Abruzzese, Lanciano, doppio CD integrativo allegato in omaggio al volume, maggio 2002.
Immagine: giovane donna abruzzese in costume tradizionale, dipinto attribuito ad Ernesto Aurini, pittore, fotografo, caricaturista e disegnatore abruzzese (Teramo, 3 maggio 1870 – Chieti, 18 dicembre 1947).
Il testo è diElso Simone SerpentiniCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.

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