Guaguarà quacquarà: le voci sotto il lago della Quaglia
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Guaguarà quacquarà: le voci sotto il lago della Quaglia
Un'aia dove si trebbia il giorno di sant'Anna sprofonda e diventa lago: De Nino raccolse la leggenda della Quaglia e le voci che fanno guaguarà quacquarà.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

È il 26 di luglio, giorno di sant’Anna, e su un’aia si trebbia. Passa qualcuno, guarda gli uomini curvi nella paglia e li rimprovera con una domanda sola, «Non sapete che oggi è sant’Anna?», ma quelli tirano dritto, perché il grano è maturo e la stagione non aspetta nessuno. La festa può attendere. Il raccolto no.
Quello che segue dura un momento. L’aia sprofonda, l’acqua sale a riempire il vuoto, e dove si batteva il grano resta un lago. Antonio De Nino pubblica la leggenda nel primo volume degli Usi e costumi abruzzesi, in un capitolo intitolato La Quaglia, e riporta anche quello che la gente giurava di sentire passando sulla riva: sott’acqua i sommersi parlano ancora, e le loro voci fanno guaguarà quacquarà.
Da quel suono viene il nome. Il lago si chiama la Quaglia per via del gorgoglio, dice la tradizione raccolta da De Nino: un verso ripetuto da chi passava lungo l’acqua, e poi dai figli e dai nipoti di chi passava, finché il gorgoglio non è diventato un nome vero, di quelli che si dicono per indicare un posto. Chi lo pronuncia oggi ripete, senza saperlo, la voce dei sommersi. Un toponimo nato da una bocca piena d’acqua.
De Nino, da raccoglitore onesto, tiene la leggenda accanto alla geografia. La Quaglia è un laghetto vero, annota, dove nella stagione estiva va a bagnarsi molta gente dei paesi attorno, e nello stesso capitolo trovano posto le spiegazioni che gli studiosi del suo tempo davano dell’origine della conca. Nessuna delle due letture cancella l’altra. Il bagno d’estate e il castigo di luglio convivono nella stessa acqua da più di un secolo. Chi nuotava, comunque, nuotava sopra le voci.
Racconti di acque spalancate sotto chi lavorava nei giorni comandati se ne facevano in mezza Europa, e i raccoglitori dell’Ottocento ne hanno messi in fila a decine, da una vallata all’altra e da una lingua all’altra. La versione abruzzese ha l’odore dell’aia: grano battuto e paglia di luglio, e un castigo che arriva mentre si lavora, nel giorno sbagliato per farlo. Il finale, però, è solo suo. Alla Quaglia il castigo ha un suono preciso: continuare a parlare, per sempre, senza farsi capire.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
