Il punto della strada dove si sente: lo spirito dell’ucciso
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Il punto della strada dove si sente: lo spirito dell’ucciso
Dove un uomo fu ammazzato lo spirito resta e dà segni di sé: il cavallo bianco, il credo a voce alta e l'obbligo di rispondere, in Finamore, 1894.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Certi punti della strada hanno una memoria. Dove un uomo è stato ammazzato, scrive Gennaro Finamore nelle Tradizioni popolari abruzzesi del 1894, lo spirito dell’ucciso dà segni di sé, e li avvertono per prime le bestie, che a quel passo si fermano senza motivo apparente. Il viandante dell’Ottocento conosceva questi punti come conosceva i guadi: erano nella mappa non scritta di ogni cammino, tramandati con il nome del morto e talvolta con la data.
Questo spirito non torna a casa. Resta legato al luogo, e la sua pena ha una scadenza precisa che Finamore riporta a pagina 116: uno spirito non trova requie se non nel giorno in cui, per corso naturale, avrebbe dovuto lasciare questo mondo. Chi muore ammazzato a trent’anni e ne avrebbe vissuti settanta ha davanti quarant’anni di attesa sul ciglio della strada. Nel frattempo resta lì, puntuale come una pietra miliare. La contabilità è spietata e insieme consolante, perché a ogni presenza corrisponde una scadenza certa, scritta nel registro di un altro mondo.
A volte lo spirito prende forma e viene incontro. Finamore riferisce a pagina 119 il caso di uno spirito che, in groppa a un cavallo bianco, andava incontro a chi passava, e che più persone dissero di avere veduto. L’apparizione, nelle credenze raccolte, ha il tono di una richiesta di parola. Chi trova il coraggio di interrogare lo spirito lo mette in obbligo, perché a una domanda diretta lo spirito deve rispondere, e soltanto dopo avere risposto può andarsene. Chi domanda comanda. Così, con una regola di grammatica, si governava la paura.
C’era poi la difesa di voce. Una donna, certa di avere davanti uno spirito, gli recitò il credo a voce alta, con il crocifisso in mano: la scena sta a pagina 116, ed è tutta sonora, perché al segno muto della presenza si risponde con parole dette forte, scandite perché arrivino di là. La strada di notte diventava un luogo di obblighi reciproci, il vivo doveva la domanda e il morto doveva la risposta, e a conti pari ciascuno riprendeva il suo cammino. Le regole di questo galateo notturno stanno tutte tra pagina 115 e pagina 121 di un libro stampato nel 1894.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
