Il sonno che scende dal monte con una palluccia d’oro
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Il sonno che scende dal monte con una palluccia d’oro
A Sulmona il sonno era una persona: veniva dal monte con una palluccia d'oro da posare in fronte al bambino. Le ninne nanne di Antonio De Nino, 1881.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Antonio De Nino dedica alla ninna nanna un capitolo intero del secondo volume degli Usi e costumi abruzzesi (Barbèra, 1881), tre pagine dove si entra in una camera di Sulmona. C’è una regola precisa: se un estraneo capita in casa mentre si rifascia la creatura, deve restare fermo finché l’operazione non è finita, altrimenti si porta via il sonno del bambino. Il sonno, dunque, si ruba. Ed è anche qualcuno che passa per strada e si informa:
Sonno sonno, che di qua passaste,
Del figliolino mio mi domandaste;
Mi domandaste che cosa faceva.
Io ti risposi che dormir voleva.
(Canto anonimo di tradizione orale, in Antonio De Nino, Usi e costumi abruzzesi, volume secondo, 1881). Si parlano da conoscenti, sull’uscio. La madre riferisce al sonno la conversazione già avvenuta, domanda per domanda e risposta per risposta, come si racconta a un vicino la visita di un altro vicino, e intanto il bambino ascolta il resoconto che lo riguarda. In un’altra strofa il sonno abita più in alto, e scende con un dono in mano:
Sonno sonno, che vieni dal monte,
Con una palluccia d’oro dagli in fronte,
E dagli in fronte, ma non gli far male.
Nel dialetto della conca peligna il colpo si fa ancora più leggero: «Che ‘na palluccia d’ore daghe ‘nfronte, / E daghe ‘nfronte e ni glie fa’ la bua». La bua, la parola che i bambini usano per il dolore, entra nel patto: tocca il piccolo con la tua pallina d’oro, ma senza fargli male. Il patto è chiaro. Il sonno scende dalla montagna come scendono i pastori e i venditori ambulanti, con la merce buona nella bisaccia, e la fronte del bambino è il banco su cui l’affare si conclude ogni sera, al prezzo di una canzone.
De Nino era di casa. Nato a Pratola Peligna nel 1833, queste voci le raccolse nella sua valle, sotto il Morrone, e chiude la scena con un dettaglio da cronista: alla fine, scrive, il sonno serra gli occhi a tutti e due, alla madre insieme al bambino. La ninna nanna è il solo canto che vince quando il cantore si addormenta.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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