L’acqua del giorno di festa: il Giovenco e la fontana di san Pietro
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
L’acqua del giorno di festa: il Giovenco e la fontana di san Pietro
A Celano ci si lavava nel Giovenco presso il tempio dei Santi Martiri del 1498; a Fara San Martino la fontana di san Pietro curava la tigna nel dì di festa.

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A Celano, scrive Finamore, si va a lavarsi al Giovenco, il fiume che scende verso la piana del Fucino, oppure alla fontana. Nessuno si lava da solo. La fontana sta in paese, sotto la montagna, e il fiume passa poco fuori. Ci vanno i sofferenti di reumi e di tigna, e ci va chi vuole soltanto purificare il corpo e l’anima, come annota la stessa pagina con le parole di chi ci andava davvero. Le ragazze e i ragazzi si lavano scambievolmente, alla luce del giorno e davanti a tutti.
Dietro l’uso c’è una storia di fondazione. Finamore ricorda dei corpi di martiri ritrovati illesi, un tempio di san Giovanni Evangelista sorto nel luogo del ritrovamento e un altro tempio, edificato a Celano nel 1498, in onore dei Santi Martiri. La memoria dei martiri e l’acqua del fiume stanno nella stessa devozione, e per chi scendeva all’argine nel giorno giusto quel bagno valeva quanto una medicina. Il resto dell’anno era un fiume come gli altri. Il bagno costava solo la strada per arrivarci.
Più a est, sotto la Majella, la regola del giorno giusto è ancora più netta: a Fara San Martino chi soffre la tigna va a lavarsela nella fontana di san Pietro, ma nel dì della festa. La data comanda. Finamore lo annota così, con il calendario dentro il rimedio. Passata la festa, la fontana torna a essere quella di tutti, acqua da bere e da bucato.
Il potere, in queste credenze, sta nell’incontro tra l’acqua e il giorno. Serve la sorgente, e serve la data. Bisogna immaginarli, quei mattini: una fila di persone lungo un fiume freddo di montagna, le maniche rimboccate, i bambini che strillano al primo contatto con la corrente, e i mali di un anno intero, i reumi, la tigna, affidati all’acqua che passa e se li porta a valle, lontano dal paese e dall’anno vecchio.
Poi ognuno si rivestiva e risaliva verso casa, con i capelli bagnati e il vestito buono della festa, mentre il fiume tornava a essere soltanto un fiume e la fontana una fontana, fino allo stesso giorno dell’anno seguente. Qualcuno, prima di andarsene, beveva un ultimo sorso. L’appuntamento restava fisso. Stessa acqua, stessa data.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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