La canzone popolare abruzzese a Lanciano e alcuni suoi poeti
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La canzone popolare abruzzese a Lanciano e alcuni suoi poeti
Biografie dei poeti lancianesi
di Angelo Iocco15 Settembre 20266 min di lettura

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La canzone popolare abruzzese a Lanciano e alcuni suoi poeti
di Angelo Iocco
Luigi Renzetti
Nato e vissuto a Lanciano (1860-1931), egli è ricordato per le sue ricerche di storia lancianese, edite nel 1878 da Carabba. Renzetti fu tuttavia anche un fine poeta, in lingua e in dialetto, e compose diverse canzoni col fratello maggiore Camillo. Partecipà a diverse Maggiolate a Ortona, e prima ancora nel 1896 tentava di istituire una rassegna canora a Lanciano in contrada Santa Liberata, mettendo su un coro di fanciulle per eseguire le sue canzoni. Ugualmente nel 1921 alle solenni celebrazioni delle feste di Settembre per la Madonna del Ponte, i fratelli Renzetti proponevano una “spinta e piccante” canzone della gelosia: La sirinate de lu suspette. Tra le ultime partecipazioni in certami poetici, quelle alle Feste dell’uva di Poggiofiorito; tuttavia si tratta di esecuzioni postume di alcuni versi inediti, da parte del fratello Camillo, poiché Luigi moriva in indigenza nel 1931.
Carlo Mariani
Nato e vissuto a Lanciano, era nipote di Raffaele Mariani (1858-1930), si dedicò all’insegnamento scolastico nella sua città. Il suo nome è ricordato principalmente per delle canzoni abruzzesi che scrisse in occasione di varie Maggiolate a Rocca S. Giovani, da ricordare la festa delle canzoni del 1929, in cui presentò diversi lavori con il musicista e podestà locale Arturo Colizzi (1882-1984), alla Festa delle Canzoni abruzzesi di Pescara del 1922, presentando la celebre Voga…voghe, e al Concorso delle canzoni abruzzesi di Lanciano dello stesso anno, sempre con brani musicati dal Colizzi, come Rusinelle (Lanciano, 1922). Nel 1932 Carlo Mariani, che tanto ebbe successo alle Maggiolate e alle rassegne di Rocca S. Giovanni e S. Vito, rappresentò la commedia La campanelle di l’amore. riportiamo uno stralcio di giornale, con una critica dell’amico, poeta e dottore Eduardo Di Loreto (1897-1958) di Castelfrentano.
Le prime teatrali abruzzesi: Le campanelle di l’amore
(Il Giornale d’Italia – Cronaca d’Abruzzo, 15 gennaio 1932)
Di Loreto recensisce la commedia dialettale Le campanelle de l’amore di Carlo Mariani, presentata al Teatro Fenaroli di Lanciano. La trama è assai semplice, ambientata in un contesto agreste. Fiurine è una bella ragazza innamorata di Nicolino, ma è promessa dalla madre al ricco signorotto del paese per motivi economici. Quando Nicolino torna dal servizio militare da Roma, la notte prima delle nozze, le fa una serenata di nascosto, cantandole il suo amore. Fiurine cade malata, e allora la madre chiama la fattuchciera, zà Rusine, che procura una polverina da far ingerire ai due innamorati, in modo che Fiurine riacquisti la serenità. Zà Rusine però ha a cuore la sorte dei due giovani innamorati e con uno stratagemma, fa in modo che il ricco sposo legga una lettera segreta d’amore di Nicolino indirizzata a Fiurine. Lo sposo si arrabbia e rompe il patto di matrimonio, e così la madre di Fiurine deve accettare la loro promessa.
Tra le ultime testimonianze del Mariani, ricordiamo che allestì la regia della commedia musicale dell’amico Di Loreto Lulù, aiutami tu, per il Teatro Fenaroli a Lanciano nel 1945. Le poesie di Mariani sono pubblicate nel raro fascicolo Carlo Mariani, Canzoni d’Abruzzo, Lanciano, tip. Masciangelo, 1929.
Raffaele Mariani
Raffaele Mariani nacque a Lanciano nel 1858 e vi morì nel 1930. Figlio di Daniele e Maria Concetta Mercadante, frequentò le Scuole a Lanciano, prendendo il diploma di Maestro elementare. Nel 1877 si trasferì nella vicina Fossacesia, dove nel 1881 sposò Cecilia Ricciuti, dalla quale ebbe i figli Maria, Anna ed Ernesto, quest’ultimo nato nel 1888. Nel 1900 è ad Ascoli Piceno, dove si trasferì per motivi lavorativi, già figurava come ispettore nel 1898, secondo l’Annuario di quell’annata. Mariani fu uomin di grande cultura e infaticabile ricercatore di memorie locale. Si dedicò, con le sue pubblicazioni, assai alla didattica, all’economia rurale, allpigiene, alla poesia e al teatro. venendo nominato ad Ascoli ispettore scolastico, fu protagonosta della riforma della scuola elementare della provincia marchigiana. Iniziò a pubblicare abbastanza giovane nel 1887 presso l’editore lancianese Rocco Carabba, collaborandovi fino al 1929. Ebbe occasione di oubblicare anche con altri editoi: nel 1899 con l’editrice Dante Alighieri du Roma, nel 199 con Bemporad di Firenze, curando dei volumi di Carlo Collodi; nel 1901 ad Ascoli pubblicò con la tipografia Giuseppe Cesarii, collaborandovi fino al 1923; i trattatelli riguardavano le nozioni elementari di agraria; nel 1904 a Como pubblicò con la tpografia Ostinelli di Bertolini: Monte di pensioni dei amestri elementari (1904), una guida a compilare lo stato di servizio; nel 1907 pubblicò Concorsi e rimborsi dello Stato; nel 1912 pubblicava Prestiti di favore ai Comuni per gli Edifici scolastici, Manuale pratico di R. Mariani; nel 1913 ad Ascoli pubblicava Scuole d’altri tempi con la tip. Ascolana; nel 1920 a Milano collaborò con l’editrice Vallardi; nel 1922 a Firenze curò il volumetto di Collodi Giannettino – libro per ragazzi riordinato da Raffaele Mariani, A. Salari, 1922.
Raffaele Mariani alla fine dell’800 compose una canzonetta scherzosa con la musica di Francesco Paolo Bellini (1848-1928), che risulta la seconda “antesignata” delle Maggiolate dell’entourage lancianese, dopo Prime ca scì…dope ca no, scritta nle 1880 da Cesare De Titta, con la musica dello stesso Bellini. La canzonetta in questione, stamoata in raro opuscolo, oggi introvanile, è Li bille di Lanciane, una sorta di lode scanzonata ai bei tipi di Lanciano, rampati di gaiezza e spavalderia, alla ricerca di belle fanciulle, nei vari quartieri storici. L’autore non perde occasione per citare delle ricorrenze tipiche, come il Dono alla Madonna del Ponte dell’8 settembre, oppure i festini di Carnevale, o il rito antico di andare a scaicquare i panni e riempire l’acqua alla fonte del Pozzo Bagnaro. Il testo fu riedito nel volumetto Una Città per un fischio, Associazione artistico culturale “Fedele Fenaroli”, Lanciano 1985. Essendo anch’esso quasi introvabile, abbiamo pensato di trascrivere la canzonetta, in modo che ognuno possa meglio gustarla.
Li bille di Lanciane
Versi di Raffaele Mariani
Musica di Francesco Paolo Bellini
I
Chi vo’ vidé li bille di Lanciane
O che vajje a San Pietre a la strada nove.
La vesta chiara, lu ventaje ‘mmane,
Senza fazzole e maneche nove.
Chi vo’ vidé li bille di Lanciane:
O che vajje di Settembre a la Carrère:
Tutt’arecagnate a la vita tutte prène
E l’ètre gne na rose a Primavere.
RITORNELLO
E so’ bille, so’ scicche pe’ nature:
La facce ‘nze ‘ngìprie e ‘n ze pètte.
N’ z’arirricuce, ‘n z’acconce la cipriature
De stoppe, e ‘n z’arijèmpie ma’ lu pette!
II
Chi a lu Borghe li bille vo’ vidé
Lu Done a la Madonne ha da ‘spittà.
Bienghe e rusce, vocc’arrìse
A ‘ddù, a ‘ttrè: ‘nnanze te passe
E tu l’hì da guardà!
Se vvì a Pozze Pajare la matine
De Lancianevecchie li bille truve:
La mane a lu fianche, ‘ngàpe la tine:
Candenne se ne sajje pe’ la ruve.
III
Chi va a Civitanove a la Pietà
De lu Quartiere li bellezze trove:
A la fenestre a ffarse aremerà,
Lu cap’arefatte, la vonna nove.
Chi vo’ vidé li bille di la Sacche,
O che vajje a li fistine de Carnevale:
Nghi li scarpine lustre, tricch’e tracche:
Gne tante ciarmarille pe’ la Sale.
Il testo è diAngelo IoccoCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
