La chioccia coi dodici pulcini d’oro in fondo al pozzo
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Giuseppe Gigli
La chioccia coi dodici pulcini d’oro in fondo al pozzo
Una chioccia con dodici pulcini d'oro in fondo a un pozzo, una regina annegata coi tesori, due cercatori tedeschi: la Terra d'Otranto di Gigli, 1893.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

La storia gliel’aveva detta la nonna. Giuseppe Gigli era un bambino, e il pozzo era quello di famiglia: nel pozzo del loro terreno, in Terra d’Otranto, un pozzo che comunicava per vie sotterranee con la fonte vicina, stava un gran tesoro: una grande chioccia con dodici pulcini, tutti «di oro massiccio». Per averlo c’era un prezzo che nessuno avrebbe pagato, sgozzare sul pozzo un bambino o una bambina; e chi avesse scavato senza pagare avrebbe visto il tesoro sparire per incanto nell’attimo stesso della scoperta. Gigli mise il ricordo nelle Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto, stampate da Barbèra nel 1893, alle pagine 66-71.
Il pozzo aveva perfino una genealogia. Si raccontava di una regina che, disperata per le sconfitte subite, si era gettata là dentro con tutti i suoi tesori: da allora l’oro sta in fondo all’acqua e aspetta. Nel Salento queste ricchezze sepolte hanno un nome proprio, acchiature, e una geografia fitta che Gigli percorre casale per casale: alla masseria Cappello del signor Acclavio c’è un pozzo in un sotterraneo che dicono pieno di denari, e di un’antica chiesa del Salvatore, demolita nel 1878, si trovò l’altare bucato in ogni verso da chi ci aveva cercato dentro. Due tedeschi, si diceva, avevano cercato lì un tesoro inutilmente. E il fallimento diventava conferma: se nessuno lo trovava, il tesoro c’era ancora.
Circolavano anche istruzioni scritte, precise come atti notarili. Una, riportata da Gigli, prescriveva di misurare tredici palmi verso occidente dal pozzo della Maddalena di Oria e di scavare per nove: lì si sarebbe trovato oro lavorato. Nessuno riferisce di averlo trovato. Ma i palmi contati, i nomi dei proprietari e la data della chiesa demolita mostrano quanto la credenza fosse concreta, un catasto parallelo con le sue misure e i suoi confini.
All’altro capo delle vie da pecore, in Abruzzo, i cercatori interrogavano gli spiriti con altri mezzi, e se ne dirà tra qualche sera. Il sogno però era lo stesso da un capo all’altro: oro che aspetta sottoterra un padrone che non arriva mai, e che pretende, per farsi prendere, un prezzo che nessuna persona per bene può pagare. La chioccia è ancora là. In fondo al pozzo di famiglia, con i suoi dodici pulcini intatti.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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