13 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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LA NOTTE DEI SERPENTI: COSA SI CELA DIETRO IL SUCCESSO DEL DIALETTO? I parte

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Approfondimento

LA NOTTE DEI SERPENTI: COSA SI CELA DIETRO IL SUCCESSO DEL DIALETTO? I parte

L'articolo è un' analisi del dialetto utilizzato nella Notte dei Serpenti. Nella prima parte si affronta il discorso del linguaggio "regionalizzato" o "semplificato"

di GABRIELLA SERAFINI10 Settembre 20265 min di lettura
In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1
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10 Settembre 2026Il progetto
LA NOTTE DEI SERPENTI: COSA SI CELA DIETRO IL SUCCESSO DEL DIALETTO? I parte

LA NOTTE DEI SERPENTI: COSA SI CELA DIETRO IL SUCCESSO DEL DIALETTO?

I parte

di Gabriella Serafini

Il M° Melozzi in un articolo apparso sulla rivista on line di etnomusicologia Il Serpentario e sui vari social network ha affermato: “I dati dicono una cosa soltanto: l’abruzzese è una lingua musicalissima, capace di arrivare anche a chi non la comprende. È esattamente ciò che è accaduto per decenni con le canzoni americane: milioni di persone le ascoltavano, le cantavano e le amavano senza capirne una parola. La musica, prima ancora delle parole, non ha bisogno di traduzione”.

E’ plausibile che sia così e l’analisi fatta dal Maestro si fonda sui dati incontrovertibili: “la Rai ha comunicato un picco di 2.164.000 persone durante l’esibizione di Mr. Rain proprio quando c’era un ritornello cantato in abruzzese da un artista nazionale. Con le Bambole di Pezza e il coro in dialetto, seguito da Cicirinella, la curva sale a più di tre punti in sei minuti e si porta al 17. Quando Cirilli e Melozzi cantano il brano devozionale a San Gabriele dell’Addolorata, nei giorni in cui le spoglie del santo sono in pellegrinaggio per l’Abruzzo, la curva tocca il 17,1 per cento, il punto più alto dell’intera prima serata”.

Tuttavia, mi vorrei spingere oltre nell’analisi, perché ricordo la bagarre dello scorso anno tra addetti e pseudo addetti al dialetto, tra chi lo parla e chi lo studia, tra chi ci sguazza e chi approfitta della polemica su una questione linguistica molto importante che, secondo me, è stata troppo strumentalizzata, a seguito del terremoto Melozzi che, in sintesi, affermava: nel momento in cui il dialetto approda in TV bisogna “semplificarlo”. L’affermazione la vorrei tradurre nell’esatta accezione, cioè, quando si fa comunicazione di massa, il dialetto in qualche modo deve poter giungere a tutti.

E allora come si fa ?

In Abruzzo, come altrove, non c’è un solo dialetto, ogni paese, ogni borgo ha le sue peculiarità linguistiche. Ad esempio in Abruzzo ci sono tanti termini per dire solo “bambina”: la quatrana , la bardasce, la frechine, la citele , la guaglione, la uajone….

Ora è tempo di chiedersi: cosa succede alla lingua dialettale una volta che approda sui social e in televisione?

Questo dilemma l’abbiamo affrontato in primis noi consulenti dialettali di Enrico Melozzi , (Gabriella Serafini-Elso Simone Serpentini, noi che annoveriamo una lunga esperienza di settore e di studi, in quanto poeti e scrittori, che abbiamo fatto del dialetto uno dei codici espressivi a livello letterario) quando abbiamo messo mano a nuovi testi su musiche del passato (Cicirinella, La Rondinella, Marianicola…..) oppure abbiamo tradotto canzoni modernissime (Colapesce-Di Martino, Bambole di Pezza, Mr Rain) o altamente concettuali (Battiato, Turci) o canzoni di cantautori iconici e interpreti di spicco (Cocciante, Patty Pravo, Al Bano).

Quando si dice che La Notte dei Serpenti è un’operazione culturale, si fa un’ affermazione vera di enorme portata, perché a livello linguistico abbiamo dato una spallata agli arcaismi a volte troppo incomprensibili, ai suoni troppo gutturali e scarsamente armoniosi che poco si prestano alla musicalità odierna; abbiamo reso il dialetto più comprensibile, più musicale, più adatto alla comunicazione di massa, forse anche più regionale.

Il discorso sulla lingua dialettale non riguarda solo l’abruzzese, ma il pugliese, il milanese o anche il bergamasco… tanto è vero che, sulle pagine della rivista ”Voci Dialettali” dell’Associazione Nazionale dei poeti e scrittori dialettali, si è aperto un focus di approfondimento linguistico “Dialetto…work in progress!” proprio su questo tema e che riguarda centinaia di soci di tutta Italia perchè il nucleo concettuale è lo stesso.

Con La Notte dei Serpenti 2026 non siamo giunti alla koinè di cui gli intellettuali e i poeti abruzzesi hanno tanto discusso negli anni 80, ma siamo riusciti a mitigare le differenze tra una zona e l’altra, tra termini arcaici e termini italianizzati.

Elso Simone Serpentini – Gabriella Serafini, il binomio che ha buttato il guanto di sfida a chi pensava, o si augurava (dipende dal grado di cattivi pensieri!) che il dialetto fosse morto e sepolto, ha aperto una strada o forse è il grimaldello di una esigenza avvertita, ma non sufficientemente chiarita e condivisa. Serpentini è l’anima più tradizionalista e teramana, custode di una semantica rigorosa, della ricerca etimologia, della precisione ortografica, Serafini propende per un relativo modernismo con infiltrazioni del pescarese/atriano e convinta assertrice dell’evoluzione della lingua dialettale e dell’inevitabile longevità delle lingue locali.

E’ stato il Maestro Melozzi a credere nell’alto profilo culturale che l’operazione doveva avere. La Notte dei Serpenti, non è solo un concertone, uno spettacolo fine a se stesso, è una fucina in eterna attività per restituire l’onore e la potenza a tutte le realtà locali, alle loro storie, ai loro costumi, alle loro sensibilità, alla loro specificità e ricchezza poetica, ai loro linguaggi.

Ogni brano è stato un confronto acceso per giungere a quella “semplificazione” per far capire a tutti o quasi l’Abruzzese.

La Notte dei Serpenti è un volano culturale, ci si augura che non ci saranno più smorfie di disappunto quando si parla il dialetto. La lingua è il mezzo più potente che gli uomini hanno e prima di buttarsi nel mondo globale e nelle altre lingue: inglese, spagnolo, cinese, russo…, sarebbe opportuno recuperare la lingua “di casa”, “di mamma” con il profumo del latte con il calore del focolare, con l’intensità della saggezza popolare.

Capire cosa stia succedendo oggi è importante, soprattutto perché sui social, strano a dirsi, assistiamo ad un proliferare di slogan, massime, incisi, parole dialettali che stanno diventando una comunicazione gergale diffusa. A ben vedere, nel mondo adolescenziale si utilizzano espressioni linguistiche ibride, un mix di italiano e dialetto che fa pensare più ad una evoluzione che non alla scomparsa delle forme linguistiche dialettali. Proprio sui social, guarda caso, assistiamo a un utilizzo del dialetto ibrido, lontano dal linguaggio arcaico tipico dei nonni e dei contadini. Gruppi di giovani hanno ripreso o rinforzato il costume del parlare dialettale, per una qualche forma di snobismo, di autodifesa, o almeno di autoidentificazione, ma succede che, nel contempo, stanno facendo perdere ai dialetti le caratteristiche locali più marcate, arricchendoli di forme italiane e italianeggianti, diventando più comprensibili. Ecco il punto: più comprensibili!!!!!

Che la Koinè sia più vicina di quello che possiamo pensare?!

Il testo è diGABRIELLA SERAFINICon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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