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La Notte dei Serpenti: i particolari che fanno la differenza

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La Notte dei Serpenti: i particolari che fanno la differenza

Il serpente nella scenografia, gli abiti della tradizione, il coro come corpo unico: Gabriella Serafini legge la Notte dei Serpenti dai dettagli, e spiega perché un bagno collettivo di abruzzesità è diventato un fenomeno culturale.

di GABRIELLA SERAFINI8 Settembre 20265 min di lettura
In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1
The Classical Rave Party, Enrico Melozzi, Romaeuropa Festival, 15 novembre
Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
8 Settembre 2026Il progetto
La Notte dei Serpenti: i particolari che fanno la differenza

Nel cuore pulsante dell’Abruzzo, sulla riva incantata del mare di Pescara, ha preso vita un evento unico: La Notte dei Serpenti, trasmessa su RAI 1 in prima serata il 4 settembre che ha rinnovato la stessa magia che avevamo vissuto durante lo spettacolo del 25 luglio. Sui giornali, sulle riviste on line, nei commenti si sono susseguiti dati estremamente positivi che denotano successo e crescita inequivocabili di uno spettacolo che sta diventando un fenomeno culturale. Perché di questo si tratta. Hanno snocciolato dati, hanno indagato i perché e i percome, in realtà è stato un bagno collettivo di abruzzesità dove, volenti o nolenti si sono tuffati in molti.

Tra tante opinioni, ne prendiamo una: “La vittoria della prima serata indica l’efficacia di una proposta che valorizza le radici culturali, rendendole accessibili e appetibili anche a un pubblico più ampio. L’evento diventa così un ponte tra il locale e il nazionale, promuovendo un dialogo tra tradizione e modernità, e contribuendo alla diffusione di un’identità culturale condivisa.”

Sì, giusto. Ma come si raggiunge un tale risultato?

Analizziamo alcuni particolari.

Il serpente, domina la scena iniziale e impercettibilmente si muove come a seguire il ritmo del tamburello, degli strumenti a fiato e della zampogna. La musica la fa da padrona, ma il serpente è l’anima, è l’emblema dell’infinito, del succedersi incessante del bene e del male, dei riti salvifici e della forza della natura , è il fulcro di questa celebrazione tutta abruzzese che vuole unire passato e presente in un abbraccio armonioso. Il serpente, che fungeva anche da custode della domus, un tempo aveva il preciso scopo di rammentare a tutti coloro che venivano introdotti nell’ambiente, come quella parte dell’edificio fosse destinata a scopi sacrali e come tale andasse rispettata. Il serpente, per i Romani e per gli Abruzzesi, simbolicamente, rappresentava la protezione della casa, era figura benevola che vegliava sulla famiglia. Oggi, con la simbologia del passato, l’Abruzzo manda un messaggio di rinascita e protezione della comunità.

La scenografia di Paolo Calafiore, insieme alla videoarte di Stefano De Angelis, evita il modello della “cartolina abruzzese”: niente scenografia realistica fatta semplicemente di montagne, paesaggi rurali o immagini illustrative. De Angelis spiega infatti di aver lavorato in senso concettuale, facendo sì che i fondali rispondessero alla musica invece di limitarsi ad accompagnarla. La tradizione non ricorre alla ricostruzione folkloristica. I fondali sono sprazzi di luce e di colori, figure geometriche e linee ora armoniche ora vibranti che bucano l’aria e risvegliano l’immaginazione I colori sono vividi, le immagini suggestive e i suoni penetranti si riflettono sulle onde del mare, creando un’atmosfera irripetibile.

La Notte dei Serpenti è una sinfonia di emozioni, un mosaico di tradizioni e modernità, dove ogni riflesso sull’acqua ogni sprazzo di luce racconta una storia, ogni canto evoca un ricordo e ogni danza celebra la vita stessa. Un evento da vivere, un’esperienza da custodire, un viaggio nel cuore antico dell’Italia.

Gli abiti tradizionali, distribuiti cum grano salis, come quattro “frammenti” della memoria tradizionale, indossati da alcune ragazze del coro, sono proprio quelle delle donne anziane, cuciti con mani sapienti, recuperati e adattati da abili costumiste, sanno recuperare flash del passato che raccontano storie di tempi remoti, dove l’arte si coniugava con le mani callose e la pazienza del fare. L’abito tradizionale popolare abruzzese femminile diventa, così, documento storico perché rappresenta l’evoluzione della moda in un lasso di tempo che va dalla metà del XVIII secolo all’inizio del XX. Il presente si fa passato con la sua genuina e naturale bellezza e specificità di gusti e di colori. Le quattro figure in costume funzionano come segni simbolici, non come uniforme del coro. Rappresentano visivamente la tradizione abruzzese, mentre il resto del coro rappresenta la sua continuità nel presente.

ll coro, costituito esclusivamente da donne, di età diverse sottolinea la centralità della figura femminile nella cultura abruzzese e da qui della donna tout court. Le ragazze sono disposte sulle gradinate ma non costituiscono un semplice accompagnamento, sono invece “corpo” della scena che non compete visivamente con i solisti, anzi diventa il fondale umano dal quale emergono le singole voci e gli ospiti. Il coro è tutt’uno con il M° Melozzi che ha analizzato ogni sfumatura, ogni interpretazione. Le ragazze, ve ne sono alcune giovanissime, interpretano emotivamente ogni brano: sono state abituate ad entrarci dentro, capire ogni parola dialettale, ogni senso e accentazione da dare ai vocaboli anche quelle che rappresentano una cultura lontana nel tempo e di cui forse non hanno narrazioni.

I gruppi flokloristici tradizionali, come rappresentazione del passato, sono presenti immediatamente sotto al palco. Con i loro costumi, ma soprattutto con il loro movimento e la partecipazione è l’esatta dimensione del rito collettivo. Un tempo si stava insieme nella gioia e nel dolore e oggi rappresentano la volontà si recuperare il segno della collettività e della partecipazione. Sono un corpo unico nello spettacolo con un profondo significato evocativo.

Dietro alla Notte dei Serpenti c’è una ricerca continua, un’analisi puntuale di ogni aspetto, L’evento è un ingranaggio perfetto di alte professionalità unite da un forte senso di appartenenza che si muovono al “la del Maestro Melozzi”.

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Il testo è diGABRIELLA SERAFINICon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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