14 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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La Notte dei Serpenti: il dibattito sul dove e la corsa all’oro

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Elso Simone Serpentini

La Notte dei Serpenti: il dibattito sul dove e la corsa all’oro

Il 24 gennaio 1848 un carpentiere trovò pepite nel letto di un fiume della California. Dopo il 4 settembre 2026, in Abruzzo, è cominciato qualcosa di simile: chi ieri parlava di sperpero oggi offre piazze, ville comunali e almeno le prove.

di Elso Simone Serpentini10 Settembre 20268 min di lettura
In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1
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10 Settembre 2026Il progetto
La Notte dei Serpenti: il dibattito sul dove e la corsa all’oro

Il 24 gennaio 1848, James W. Marshall, un carpentiere al servizio del pioniere svizzero John Sutter, scoprì per caso alcune pepite nel letto di un fiume presso una segheria a Coloma, in California. Nonostante i tentativi di mantenere il segreto, la notizia si diffuse rapidamente e fu confermata ufficialmente dal presidente James K. Polk alla fine dello stesso anno. Nel 1849, centinaia di migliaia di persone provenienti da ogni angolo degli Stati Uniti e dal resto del mondo partirono verso ovest alla ricerca della ricchezza immediata, affrontando viaggi avventurosi. Il fenomeno noto come “la corsa all’oro” segnò profondamente la storia degli Stati Uniti.

L’eccezionale risultato della quarta edizione della Notte dei Serpenti, una larga vittoria negli ascolti la sera di venerdì 4 settembre 2026, mi sembra abbia innescato un fenomeno non dissimile da quello della corsa all’oro. Un evento che inizialmente, nella prima edizione, trovò molti contrasti e forti opposizioni, ritenuto solo un’espressione del clientelismo politico di destra, disposto per proprie convenienze a sacrificare le risorse pubbliche che sarebbe stato meglio utilizzare per altri capitoli del bilancio regionale, ora che si è rivelato essere, dopo sole quattro edizioni, una vera miniera d’oro, ha solo sostenitori, pochissimi denigratori ostinati e novelli estimatori, non della prima ora, disposti a qualsiasi cosa pur di ospitare nella propria zona o nel proprio comune la manifestazione, “o almeno le prove”, come ha scritto in un suo post Francesco Di Giuseppe (capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale di Roseto), proponendo (insieme al Circolo cittadino del partito) come location la Villa Comunale o Montepagano. Sul possibile concertone vero e proprio, Di Giuseppe mantiene un approccio più cauto: «Servono produzione televisiva, sicurezza, viabilità e uno spazio aperto di ampie dimensioni, e Roseto dispone, per caratteristiche, quasi esclusivamente dell’Area Nord o Sud». Il capogruppo Di Giuseppe sottolinea come la decisione finale spetti agli organizzatori e alla Regione Abruzzo, principale sostenitrice della manifestazione, precisando di non voler sottrarre nulla a Pescara, città che ha visto nascere e crescere l’evento. “Chiediamo soltanto che, in un confronto già cominciato, Roseto non resti alla finestra”, conclude Di Giuseppe, ribadendo che portare almeno le prove in città garantirebbe comunque un importante ritorno di immagine, utile anche a rilanciare il cartellone turistico rosetano.

Lo scrivevo un paio di giorni fa: è stato sufficiente che il maestro Melozzi accennasse a un certo malcontento, per ragioni organizzative, riguardo allo Stadio del Mare di Pescara per dare il via a una serie di proposte alternative, davvero tipiche di una caccia all’oro, intendendo per oro proprio ciò che Di Giuseppe indica: l’importante ritorno di immagine assicurato dalla Notte dei Serpenti, ma anche il riscontro più concreto in termini turistici, culturali e politici. Non c’è comune in Abruzzo che non speri o sogni di prendere il posto di Pescara, senza neppure tener conto realisticamente delle proprie possibilità di organizzazione e di accoglienza di un evento così complesso e costoso. C’è in tutti una grande sopravvalutazione di ciò che si è in grado di offrire, non solo in termini di risorse e di capacità organizzative, ma anche di ricettività di tutto quanto occorre concretamente, anche soltanto per ospitare “almeno le sole prove” del concerto finale.

Accanto a quella che ho paragonato a una “corsa all’oro”, si impone all’attenzione un altro fenomeno. Si è aperto un vero e proprio dibattito sui social, assai partecipato, su quale dovrebbe essere la location della prossima edizione della Notte dei Serpenti. Chi interviene dice la sua e propone una località, lo fa considerando la Notte dei Serpenti come cosa propria, a dimostrazione di quanto essa abbia conquistato il cuore di tutti, tanto che tutti ne hanno a cuore le sorti. Ma mentre i comuni utenti di Facebook sono mossi da disinteresse e fanno proposte, magari ingenue, ma dettate dall’amore per la propria terra, le proposte degli amministratori e dei politici sono dettate chiaramente da interessi di parte legati al ritorno che si aspettano dall’organizzazione di un evento tanto importante, rivelatosi una vera e propria miniera d’oro.

Domenico Mamone, per conto dell’UNSIC (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori), segnala tra i successi della formula Melozzi il tour delle “prove aperte” dell’evento, con l’eccezionale riscontro di pubblico (la piazza pienissima a Teramo, ad esempio, ma anche la presenza nelle scuole e nei teatri regionali), fino alla serata-clou a Pescara, allo Stadio del Mare, che ha raccolto oltre 50mila spettatori in piazza. Altri utenti di Facebook si dividono tra quanti insistono nella conferma di Pescara (e sono certamente residenti nella zona di Pescara e dintorni) e quanti propongono località alternative, magari all’interno di un percorso itinerante, basando la proposta su articolati ragionamenti. “Sarebbe il modo più autentico per valorizzare davvero l’intera regione, anche se difficilmente Pescara si lascerà sfuggire una preda così prestigiosa!” scrive un utente. “Vanno valorizzate tutte e quattro le province, non solo le zone di mare” scrive un altro. “L’Abruzzo ha anche laghi, colline, montagne bellissime che fanno parte di uno dei parchi più belli d’Italia, oltre a città e paesi pieni di storia e tradizioni locali di tutto rispetto. L’Abruzzo è una regione bellissima e va valorizzata in toto e non solo in una parte.”

L’argomento viene affrontato con serietà e approfondito. A chi propone “Tottea oppure una delle piazze più belle e antiche d’Abruzzo, il duomo di Atri, e in alternativa Roccaraso”, si risponde: “ma ve lo immaginate quanto disagio, fastidio e paura si possono arrecare agli animali di questi luoghi abituati alla quiete dei boschi? Non ricadiamo nel meschino campanilismo”. Sulla stessa linea un altro utente chiede: “Quando proponete uno spettacolo del genere in un paesino di montagna, riuscite ad immaginare che problemi logistici ci sarebbero? Accendete il cervello? Capisco che tutti e tre gli altri capoluoghi abbiano diritto ad ospitare la manifestazione, ma devono avere luoghi con determinate caratteristiche. Come fate a proporre lo stadio Bonolis? Perderebbe il fascino che si ha allo Stadio del Mare. A Chieti lo potresti fare alla Civitella, ma quante persone potrebbe contenere? E a L’Aquila, dove si sono svolti i concerti per la Perdonanza, non male, non avrebbe lo stesso impatto (visto il periodo) che può avere una città di mare! Invece si potrebbe proporre di fare quattro manifestazioni all’anno, una per ogni stagione. Teramo, Chieti e L’Aquila nei teatri e a Pescara l’estate per il gran finale! Darebbe lavoro continuo a tanti artisti, naturalmente con l’aiuto degli sponsor e dei comuni.” Con malizia un altro scrive: “Facile litigarsi Melozzi e il concerto ora che ne conoscono l’appeal e il successo. Il primo anno chi ha scommesso sulle idee del Maestro? Solo Pescara”. Sulla stessa linea un altro aggiunge: “Che invidia… io se fossi Melozzi non cambierei… dovevano avere fiducia prima, non adesso. Ecco, adesso tutti si sono svegliati!!”

A sostenere che si sia svegliato tardi, parlando del sindaco D’Alberto, è il leader dell’opposizione di centro-destra teramana Carlo Antonetti, il quale accusa il primo cittadino di essersi accorto solo dopo quattro anni e solo dopo l’ultimo grandissimo successo televisivo delle bontà e delle potenzialità dell’idea di Melozzi, e di aver fatto avances tardive soltanto quando ormai “i buoi sono scappati”. Devo far notare ad Antonetti che D’Alberto non è stato per nulla tardivo, e non si può negare che il suo rapporto-trattativa con Melozzi sia giunto dopo che per anni la parte politica che lo sostiene (il PD) ha attaccato Melozzi e la sua creatura con tutti i mezzi possibili, cercando anche di screditarlo sul piano personale (mostrandolo come un’appendice del sistema Marsilio) e su quello culturale, facendo intervenire contro di lui la propria intellighenzia, composta da nani, ballerine e vincitrici di Premi Strega, oltre da illustri cattedratici i quali affermarono che il popolo abruzzese, al termine della propria faticosa giornata lavorativa, non aveva certo la forza e la voglia di mettersi a cantare. Tutta la canzone popolare abruzzese, pertanto, era un falso. L’illustre cattedratico non teneva conto di quanto scritto nel 1881 da Gennaro Finamore, secondo il quale le contadine abruzzesi cantavano ogni giorno dall’alba al tramonto e lo facevano dalla culla alla tomba.

Dopo che D’Alberto ha offerto la propria ospitalità a Melozzi, simili profeti di sventura PD-dipendenti si sono visti chiudere la bocca e precludere la strada al facile pregiudizio, dovendo ammettere anch’essi che era oro ciò che volevano far passare solo per vile metallo. A questo proposito, ricordo pure ad Antonetti che la sua parte non brillò certamente nel sostenere Melozzi, anzi fece registrare al proprio interno non pochi dubbi, mugugni e puzzette al naso.

Concludo facendo notare ad Antonetti che si sbaglia anche quando dice che la proposta di D’Alberto giunge quando ormai i buoi sono scappati. Nessun bue è scappato e nessun croupier ha annunciato il “les jeux sont faits”. Anzi, è ancora tutto da fare. D’Alberto si è assicurato intanto il ritorno di immagine con le prove di quest’anno e ha annunciato la propria disponibilità ad ospitarle anche l’anno prossimo. Ma tutto deve essere ancora deciso. Manca un anno alla prossima edizione e sul tavolo delle trattative le parti devono ancora mettere ciascuna le proprie richieste e le proprie offerte, mentre si è aperta in Abruzzo la “corsa all’oro” tra quanti sgomitano per avere “almeno anche solo le prove” della Notte dei Serpenti. Tempo al tempo. Forse tardivo giunge proprio Antonetti, che parla della Notte dei Serpenti solo dopo il grande successo dell’ultima edizione e, ammesso che ne abbia parlato prima, lo ha fatto tanto timidamente e così a bassa voce che solo in pochi devono averlo sentito.

Elso Simone Serpentini

I ritagli dei giornali abruzzesi sul dibattito per la sede della quinta Notte dei Serpenti
Il dibattito sui giornali abruzzesi nei giorni dopo la messa in onda.

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Il testo è diElso Simone SerpentiniCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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