La Pantafica, la vecchia che si siede sul petto
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
La Pantafica, la vecchia che si siede sul petto
La Pantafica è la creatura che in Abruzzo si siede sul petto di chi dorme. Paralisi del sonno, scongiuri, sacchetti di sale e la spiegazione della medicina.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Ci sono notti in cui il respiro si ferma e il corpo non risponde. Gli occhi si aprono, la stanza è quella di sempre, ma sul petto grava un peso che schiaccia, e la voce non esce. In Abruzzo quel peso ha un nome antico: pandàfeche, la Pantafica.
La descrivono come una vecchia dalla bocca appuntita, a volte vestita di bianco, a volte di nero, a volte un gatto che entra dalla finestra e si accovaccia sullo sterno del dormiente. Nei dialetti cambia veste e sillabe: pandàfreche, pandàfele, pandàseme. Oltre il confine regionale diventa la pantafa marchigiana, la fantàsima toscana, la carcaveja piemontese, l’ammuntadore sardo. Un intero atlante di paure che descrivono la stessa cosa con parole diverse.
La difesa, nelle case contadine, era pratica e domestica. Si lasciava un fiasco di vino sul comodino, perché la creatura, golosa, bevesse e dimenticasse il resto. Oppure si metteva accanto al letto una scopa di saggina rovesciata, o un sacchetto di legumi, e qui il meccanismo si fa raffinato: la Pantafica è costretta a contare, uno per uno, tutti i chicchi e tutte le setole, e mentre conta arriva l’alba. Il motivo della conta ossessiva attraversa l’Europa magica, dalla Mare germanica alle streghe balcaniche. La superstizione, quando è buona, è ingegneria.
Gennaro Finamore, medico di Gessopalena, e Giovanni Pansa, che a Sulmona pubblicò i suoi Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo a partire dal 1924, raccolsero questo materiale quando era ancora vivo nelle stalle e nelle veglie. Non lo trattarono da curiosità pittoresca. Lo trattarono da lingua.
La scienza è arrivata dopo, e non ha smentito niente. Nel 2015, sulla rivista Culture, Medicine and Psychiatry, Baland Jalal, Andrea Romanelli e Devon Hinton hanno pubblicato uno studio dal titolo esplicito, Cultural Explanations of Sleep Paralysis in Italy: The Pandafeche Attack and Associated Supernatural Beliefs. Su sessantotto persone che avevano vissuto episodi di paralisi del sonno, il trentotto per cento dava una spiegazione soprannaturale e il ventotto per cento faceva il nome della Pandafeche. Non nel Seicento. Undici anni fa.
Quello che la neurologia chiama dissociazione tra il risveglio della coscienza e il permanere dell’atonia muscolare del sonno REM, i nostri nonni lo chiamavano con un nome di donna e lo combattevano con una scopa e un fiasco. La differenza sta nel vocabolario, non nell’esperienza. La musica popolare abruzzese, che di notti e di paure è piena, ha imparato a nominare il buio molto prima che qualcuno lo misurasse.
La Notte dei Serpenti, approfondimenti.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
