La penna dell’uccello Grifone e la canna che canta
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
La penna dell’uccello Grifone e la canna che canta
Tre fratelli, una penna contesa e una canna che canta il delitto alla Fonte del Tre: la fiaba abruzzese dell'uccello Grifone raccolta da Antonio De Nino.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

C’era un re a cui serviva una penna. Non una penna qualsiasi: gli avevano detto di farsi trovare la penna dell’uccello Grifone. Ai tre figli mise davanti il compenso più alto che un re possa offrire: «Chi la trova, sarà il mio successore al regno». La fiaba apre il terzo volume degli Usi e costumi abruzzesi di Antonio De Nino, quello dedicato alla fiaba, alle pagine 7-10, e porta il titolo della cosa contesa: La penna dell’uccello Grifone.
Il più giovane la trovò. Vide l’uccello Grifone che se ne volava, ebbe la penna, e alla Fonte del Tre incontrò i fratelli, che gliela vollero togliere: lo colpirono e lo seppellirono dietro la fontana. Fin qui, una storia di sangue come tante. È per il seguito che entra in una famiglia di racconti nota in mezza Europa, quella in cui la verità sepolta torna a galla per via di musica.
Sul punto della sepoltura nacquero tre canne. Passò un pastore, bevve alla fonte, colse una delle tre canne e se ne fece di che sonare, come con le canne si è sempre fatto. Dalla canna tagliata uscì una voce che non era la sua:
Sono stato ucciso alla Fonte del Tre,
per una penna dell’uccello Grifone.
In un’altra bocca il canto cambiava persona, mi hanno ammazzato invece di sono stato ucciso, e De Nino trascrive entrambe le lezioni: segno che la fiaba passava di voce in voce e si consumava come una moneta. La Fonte del Tre non sta su nessuna carta geografica, eppure nel racconto ha la precisione di un luogo vero, con l’acqua da bere e le canne in riva. Il canto arrivò davanti al re. Il re, sbalordito, fece scavare alla Fonte del Tre, nel punto esatto delle tre canne, e il terzo figlio venne fuori ferito ma vivo, con le ferite addosso e il regno davanti.
I comparatisti conoscono questo racconto sotto il nome dell’osso che canta: quasi dappertutto lo strumento ricavato dal morto serve soltanto alla giustizia, e il morto resta morto. Qui no: il sepolto torna alla luce. Il mezzo del prodigio resta comunque il più povero che si possa immaginare, una canna tagliata in riva a una fonte, portata alla bocca da un pastore che voleva soltanto sonare.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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