La pietra con le sette spade: il 15 settembre sale ai Colli
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
La pietra con le sette spade: il 15 settembre sale ai Colli
Il 15 settembre, memoria dell'Addolorata: la basilica dei Sette Dolori ai Colli di Pescara, patrona della diocesi dal 1952, e la Settembrata sul sagrato.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Il 15 settembre il calendario liturgico ricorda l’Addolorata, la Madonna dei sette dolori. La memoria cade il giorno dopo l’Esaltazione della Croce, e le due date formano un dittico voluto: prima la croce, poi la madre ai piedi della croce. A Pescara la seconda data suona come una cosa di casa: sulla collina dei Colli, dentro quello che un tempo era un bosco di querce, sta la basilica della Madonna dei Sette Dolori, il santuario mariano della città. La storia delle origini, tramandata dalle fonti del santuario, ha il passo delle leggende di fondazione: tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, su una pietra del bosco, sarebbe apparsa dipinta la scena della Deposizione, Maria con sette spade confitte nel cuore e il corpo del figlio sulle ginocchia. Portata altrove, l’immagine tornava alla sua pietra. I fedeli smisero di spostarla e costruirono lì.
Le date successive sono da archivio parrocchiale. La parrocchia nasce il 26 novembre 1665, il santuario viene consacrato il 30 maggio 1757, il campanile con la cuspide a cipolla arriva nel 1888, e l’otto dicembre 1948 la chiesa passa ai Frati Minori Cappuccini, che ancora la officiano. Poi i riconoscimenti maggiori: il 3 dicembre 1952 Pio XII proclama la Madonna dei Sette Dolori patrona della diocesi, e il 16 gennaio 1959 Giovanni XXIII eleva la chiesa a basilica minore. La festa grande si celebra la prima domenica di giugno, con un afflusso che supera i confini provinciali, e il 12 maggio il santuario ricorda con una giornata di ringraziamento un miracolo di pioggia attribuito all’immagine nel Seicento, quando la campagna attorno moriva di siccità. A settembre restano la data liturgica, il quindici, e una seconda vita musicale.
Il culto dell’Addolorata ha una struttura numerica che lo rende immediatamente popolare: sette dolori, contabili uno alla volta, dalla profezia di Simeone alla sepoltura del figlio. La devozione ha prodotto nei secoli una tecnologia della memoria fatta di corone con sette poste e di immagini con le spade disposte a ventaglio. Contare è già quasi cantare. Le litanie e i settenari vivono di ripetizione ritmica, e il passo dal recitato al cantato, nelle chiese di paese, si compiva senza soluzione di continuità: le registrazioni degli archivi sonori del Sud conservano canti di questo ceppo, come il pianto dell’Addolorata raccolto a Roseto Valfortore, sui Monti Dauni, dentro la sacra rappresentazione che il paese mette in scena nella settimana santa. Quel documento, catalogato nel fondo Rinaldi dell’Archivio Sonoro della Puglia, mostra il genere nel suo ambiente: un corteo con la statua e un canto eseguito camminando. La geografia è quella solita. Dai monti d’Abruzzo al Tavoliere, i repertori mariani viaggiavano con le persone.
Il pianto della Madonna è uno dei generi più antichi e documentati del canto religioso popolare italiano: la madre davanti al figlio morto, la ricerca per le strade. In Abruzzo i raccoglitori ottocenteschi ne trascrissero versioni dentro le raccolte di canti religiosi, e il genere confina da un lato con la lauda medievale, dall’altro con il lamento funebre di tradizione orale, quello che le donne eseguivano sui morti di famiglia. Settembre offre al repertorio la seconda data. La settimana santa lo mette in scena, l’Addolorata di settembre lo ricorda a bocca chiusa.
Ai Colli, attorno alla basilica, settembre ha preso da decenni una piega musicale precisa. Il 28 settembre 1952, pochi mesi prima che Pio XII firmasse la proclamazione della patrona, nacque a Pescara l’associazione Settembrata Abruzzese, che da allora organizza il suo festival di cultura popolare, e il legame con la collina è fisico: gli appuntamenti si tengono a largo Madonna dei Sette Dolori, lo slargo davanti alla basilica. Nel settembre 2022, per fare un esempio documentato, la Settembrata ha festeggiato lì il centenario di Vola vola vola, la canzone di Guido Albanese su versi di Luigi Dommarco del 1922, con un annullo filatelico delle Poste e un concerto di canto popolare. Sagrato e canzoni, perfino francobolli. Il culto e il repertorio stanno allo stesso indirizzo.
La coincidenza merita di essere presa sul serio. Le feste mariane di settembre, dalla Natività dell’otto ai dolori del quindici, hanno sempre fatto da calamita per la musica delle comunità, perché cadono nel momento dell’anno in cui il lavoro agricolo lascia respiro e i paesi si ritrovano: la banda per la processione, i cori per la messa. A Pescara questa funzione si è trasferita dal paese alla città senza perdere il baricentro mariano. La patrona sta sulla collina. La musica le si raduna intorno ogni settembre, in forme che cambiano decennio per decennio.
Chi salga ai Colli il 15 settembre trova la memoria liturgica celebrata con sobrietà, il settenario, cioè i sette giorni di preghiera che preparano la ricorrenza, e qualche canto mariano di quelli che le assemblee sanno a memoria. La distanza tra questa quiete e i cinquantamila del lungomare di luglio è la misura esatta del campo in cui la musica abruzzese si muove: da una parte il rito minimo, settimanale, che tiene in esercizio le voci delle parrocchie, dall’altra la piazza massima che ogni tanto le convoca tutte. In mezzo sta una città che ha ricevuto come patrona una madre con sette spade nel cuore, dipinta su una pietra che, vuole la leggenda, tornava sempre al suo posto. Sulla collina dei Colli quella storia ha una data tutta sua. È il quindici settembre.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
