La serpe che tira al latte e fa la calamita agli uccelli
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
La serpe che tira al latte e fa la calamita agli uccelli
Tira al latte, attira gli uccelli come una calamita, teme il ramo verde: la serpe delle campagne abruzzesi nelle pagine di Gennaro Finamore del 1894.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Tra gli animali delle Tradizioni popolari abruzzesi di Gennaro Finamore, stampate nel 1894, la serpe occupa le pagine dalla 248 alla 251 e ne esce con una biografia complicata. È golosa di latte. Un modo di dire che il medico di Gessopalena trascrive in dialetto la definisce in tre parole: la serpe tir’a lu latte, al latte tira. Tanto bastava a immaginarla in agguato dovunque il latte si mungesse o si versasse, e a caricare di sospetto ogni fruscio vicino alle secchie.
La seconda fama è più strana. La serpe, si legge a pagina 249, fa la calamita agli uccelli: li attira a sé dal ramo come il magnete attira il ferro, senza inseguirli. Ma la catena degli incanti non finisce con lei, perché una pagina più avanti il rapporto si rovescia e il rospo, a sua volta, può calamitare la serpe. L’incantatrice ha un incantatore più umile di lei. In questo sistema nessuno guarda dall’alto senza che qualcuno, da più in basso, lo stia già fissando.
C’è poi la voce dell’amore. Finamore registra, con la stessa calma con cui annota i rimedi, la credenza che la serpe faccia all’amore con le donne: una paura di prossimità, nata dal fatto che la serpe non sta nei deserti ma tra le case, negli orti, nei fienili dove si dorme d’estate. Alla bestia si attribuiva un desiderio, e il desiderio la rendeva più temibile di qualsiasi veleno.
Chiude il capitolo il codice pratico. La serpe si ammazza con un ramo verde, non con uno secco; se le si spara, bisogna tirare prima che si rivolti. E in principio di tutto sta una leggenda breve, che Finamore riporta a pagina 248: la serpe mise la spina nel piede di Gesù Cristo, e la lucertola gliela cavò. Da quel giorno le due bestie stanno su lati opposti del conto: una spina messa, una spina tolta. Chi legge queste pagine ha già incontrato il cervone, il grande serpe che si lascia vedere all’alba; questa è l’altra metà del ritratto, quella che si muoveva di notte nelle voci basse delle stalle, ed è rimasta scritta in un libro del 1894.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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