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La Taranta all’8,5%: quasi il doppio della media della sua rete

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La Taranta all’8,5%: quasi il doppio della media della sua rete

Sabato 22 agosto su Rai 3: 809 mila spettatori, 8,5% di share, ventinovesima edizione, per la prima volta in Eurovisione. Il confronto con la media della rete e con le sei edizioni precedenti, ospiti compresi.

di Comitato tecnico-scientifico del Serpentario23 Agosto 20268 min di lettura
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23 Agosto 2026Serpentario
La Taranta all’8,5%: quasi il doppio della media della sua rete

Il modo sbagliato di leggere gli ascolti di un concerto di pizzica è confrontarlo con Ciao Darwin. Il modo giusto è confrontarlo con quello che fa normalmente la rete che lo trasmette, alla stessa ora, nello stesso mese.

In questo agosto Rai 3 in prima serata si muove attorno al 4 per cento. Il 2 agosto Che ci faccio qui ha chiuso al 4,8 con cinquecentosessantamila spettatori, il 3 agosto Filorosso ha oscillato fra il 3,3 e il 4,2. Sabato 22, con tre ore e mezza di musica popolare salentina in diretta da una piazza, la stessa rete ha fatto 8,5 con ottocentonovemila spettatori. Poco meno del doppio del proprio rendimento abituale in quella fascia. Un concerto di tamburelli, organetti e canto in griko e in arbëresh che raddoppia la media della terza rete: chi lo avesse previsto vent’anni fa sarebbe stato preso per matto.

Vale la pena fermarsi, perché in Italia siamo bravissimi a dare per scontate le cose che funzionano. Non esiste nessun altro repertorio tradizionale italiano che abbia costruito una macchina capace di reggere la prima serata generalista. Non ce l’ha la musica popolare del Nord, non ce l’ha quella del Centro, non ce l’ha il patrimonio del Sud fuori dal Salento. Melpignano ci ha messo ventinove edizioni, ed è l’unico caso. Che quest’anno sia entrata in Eurovisione, cioè che sia diventata esportabile fuori dal circuito nazionale, è la conseguenza logica di quel lavoro, e andrebbe raccontato molto più di quanto lo si stia raccontando.

Anche la scelta della Rai merita di essere riconosciuta per quello che è. Portare il concertone in prima serata nel 2024 e tenercelo per tre anni consecutivi, anche quando il dato del debutto non è stato replicato, è una decisione editoriale che costa e che non era affatto obbligata. Le reti generaliste ad agosto vivono di repliche a basso rischio: mettere in quella fascia un evento dal vivo, lungo, difficile da confezionare, è una scommessa su un repertorio, non un tappabuchi di palinsesto.

Detto questo, la serie storica apre una domanda di mestiere che riguarda chiunque porti questa musica in televisione, questa rivista compresa.

anno share maestro concertatore ospiti principali rete fascia spettatori
2016 1,70% Carmen Consoli Fiorella Mannoia, Lisa Fischer, Concha Buika, Nada, Tosca Rai 5 n.d. 147.000
2017 2,40% Raphael Gualazzi Gregory Porter, Suzanne Vega, Boomdabash Rai 5 n.d. 216.000
2018 1,70% Andrea Mirò LP, Clementino, James Senese, Enzo Gragnaniello Rai 5 n.d. 152.000
2019 6,50% Fabio Mastrangelo Elisa, Gué Pequeno, Salif Keïta, Enzo Avitabile Rai 2 n.d. 569.000
2020 4,10% Paolo Buonvino Diodato, Mahmood, Gianna Nannini, Jovanotti Rai 2 n.d. 412.000
2021 9,40% Enrico Melozzi Madame, Al Bano, Il Volo Rai 1 seconda serata 735.000
2022 8,00% Dardust Stromae, Mengoni, Elodie, Bersani Rai 1 seconda serata, differita 426.000
2023 9,38% Fiorella Mannoia Arisa, Tananai, Brunori Sas Rai 1 seconda serata 504.000
2024 9,10% Shablo Angelina Mango, Geolier, Gaia Rai 3 prima serata 942.000
2025 7,90% David Krakauer Sangiorgi, Brancale, Castrignanò Rai 3 prima serata 777.000
2026 8,51% Ermal Meta Amoroso, Levante, Gisela João Rai 3 prima serata 809.000
Undici edizioni, dal 2016 a oggi. Dati Auditel come riportati dalle rilevazioni di settore e dalla scheda storica della manifestazione. Per le edizioni fino al 2020 la fascia oraria non risulta documentata in modo uniforme e resta indicata come non disponibile. Il 2022 è l’unica edizione della serie andata in onda in differita. Sottolineato in rosso lo share più alto mai registrato.

La colonna degli ospiti spiega una parte consistente di quello che si vede a destra, e va detto perché è l’ipotesi più semplice e la più verificabile. Il 2024 è l’anno del picco e schierava il cast più caldo che il pop italiano potesse offrire in quel preciso momento: Angelina Mango appena vincitrice di Sanremo, Geolier secondo classificato e primo nello streaming, cioè i due nomi di cui l’Italia aveva parlato per un mese intero. Il 2025 è l’anno del minimo e schierava un cast di grande qualità ma molto meno legato all’attualità nazionale. Il 2026 sta in mezzo per notorietà del cartellone, e sta in mezzo anche nei numeri. Chi sale sul palco conta, e conta parecchio.

C’è però un secondo fatto, e la serie lunga lo rende visibile in un modo che le ultime sei edizioni da sole non permettevano. Fino al 2018, su Rai 5, la Taranta viveva fra l’1,7 e il 2,4 per cento. Nel 2019 passa su Rai 2 e salta al 6,5. Nel 2021 arriva su Rai 1 e tocca il 9,4, che resta il valore più alto mai registrato dalla manifestazione. Da allora non è più scesa sotto il 7,9. In pochi anni il concertone ha moltiplicato per quattro la propria quota di pubblico televisivo, e non è successo perché sia cambiata la musica.

Quello che è cambiato è la rete. Guardando la colonna delle emittenti accanto a quella degli share, i numeri si dispongono a blocchi: sotto il due e mezzo per cento finché la manifestazione non arrivava su una generalista, poi il salto con Rai 2, il massimo assoluto con Rai 1, l’assestamento degli ultimi tre anni con Rai 3. La collocazione decide l’ordine di grandezza, il cartellone decide lo scarto dentro quell’ordine di grandezza. Nel 2016 sul palco c’erano Carmen Consoli, Fiorella Mannoia e Concha Buika, e il risultato fu l’1,7. È una gerarchia banale da enunciare e che quasi nessuno rispetta quando commenta questi numeri, perché è molto più comodo attribuire il merito o la colpa a chi sale sul palco.

Resta comunque una domanda di forma televisiva, e vale la pena porla senza pretendere di scioglierla. La Taranta nasce come rito notturno: comincia tardi, cresce per accumulo, arriva dove deve arrivare dopo due ore di costruzione. È la sua natura, non un difetto. La prima serata generalista chiede una grammatica diversa: un attacco, una promessa nei primi minuti, la capacità di trattenere chi capita lì per caso e non sa cosa sta guardando. Sono due lingue, e in Italia il vocabolario che le traduce non l’ha ancora scritto nessuno. Non è un problema di Melpignano, che anzi è l’unico posto dove il problema si pone, perché è l’unico arrivato fin lì. È un problema aperto per tutti, e chi scrive è fra quelli che se lo porta dietro.

L’indizio più netto in questo senso lo offre il 2022, ed è l’anno che dovrebbe far riflettere più di tutti. Su quel palco salirono Stromae, Marco Mengoni, Elodie, Samuele Bersani, Massimo Pericolo e gli Studio Murena, con il racconto televisivo affidato a Madame e a Gino Castaldo: il cartellone più internazionale che la manifestazione abbia mai schierato, senza confronti. Il concerto si tenne il 27 agosto e andò in onda il primo settembre alle 23.15, in differita. Risultato: 8 per cento di share e quattrocentoventiseimila spettatori, il numero assoluto più basso del periodo. Un cast di quel peso, mandato in onda a cinque giorni di distanza dall’evento, si è fermato sotto la media delle edizioni trasmesse in diretta. La distanza fra il fatto e il suo racconto si paga, e si paga più di qualunque nome sulla locandina.

Tre cautele, prima che qualcuno usi questi numeri per dire quello che gli fa comodo.

Agosto è un terreno mobile: platea complessiva ridotta, concorrenza fatta quasi solo di repliche, mezzo punto di share che vale meno di quanto varrebbe a novembre. Il confronto davvero omogeneo, stessa rete e stessa fascia, è quello fra 2025 e 2026, ed è in crescita di sei decimi.

Confrontare share di reti diverse va fatto con le pinze. Rai 1 e Rai 3 hanno platee di dimensione e composizione strutturalmente differenti: la stessa percentuale non è la stessa moneta, e chi mette in fila i numeri di reti diverse come se fossero omogenei sta facendo un grafico, non un’analisi.

E soprattutto: questa è la prima edizione distribuita in Eurovisione, cioè in parte fuori dalla rilevazione Auditel. Il pubblico complessivo del 2026 non lo conosciamo ancora, e qualunque bilancio costruito sul solo dato italiano è per definizione incompleto. Prima di dire com’è andata davvero conviene aspettare i numeri veri.

Il dato che varrebbe più di tutti i totali messi insieme è la curva minuto per minuto. Non per compilare pagelle, ma per capire in quale momento una serata di musica popolare guadagna pubblico e in quale lo lascia andare. Quel dato esiste, è nelle mani di chi ha trasmesso, e sarebbe utile a tutta la filiera se entrasse nella discussione al posto dei titoli sul milione mancato o non mancato.

Intanto resta il fatto della serata, e il fatto è buono: la musica tradizionale del Salento ha quasi raddoppiato la media della propria rete in prima serata, nel 2026, in Italia, con un cast che mescolava fado portoghese, dialetto arbëresh e pop contemporaneo. Non è poco. È tantissimo, e chi lavora su questo repertorio farebbe bene a dirlo prima di qualunque altra considerazione.

Fonti dei dati di ascolto: rilevazioni Auditel riportate da Davide Maggio, Antonio Genna Blog, ANSA, Leggo, Quotidiano di Puglia e Agenzia Giornalistica Opinione. Il nome che compare nella riga del 2021 è quello del direttore di questa rivista: lo si segnala qui perché il lettore possa pesare da sé il confronto.

Il testo è diComitato tecnico-scientifico del SerpentarioCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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Hanno scrittoDaniela D’Alimonte · Lorenzo Pagano · Elso Simone Serpentini · Gabriella Serafini
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