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Le conche piene di grano: l’8 settembre della Madonna del Ponte

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Abruzzo

Le conche piene di grano: l’8 settembre della Madonna del Ponte

A Lanciano l'8 settembre il Dono alla Madonna del Ponte: la statua trovata nel ponte di Diocleziano, i carri delle contrade, le conche di grano, i canti.

13 Settembre 20265 min di lettura
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Le conche piene di grano: l’8 settembre della Madonna del Ponte

La statua è piccola, di terracotta. Per secoli è rimasta dentro un ponte. A Lanciano la chiamano Madonna del Ponte per un motivo letterale: secondo la tradizione, durante i lavori trecenteschi di ricostruzione del ponte di origine romana attribuito a Diocleziano, i muratori trovarono in una nicchia una statuetta della Madonna col Bambino, nascosta lì, si disse, da cristiani dell’ottavo secolo per sottrarla alla furia iconoclasta. Sopra tre arcate di quel ponte la città costruì la sua chiesa maggiore, oggi cattedrale, elevata a basilica minore da Pio X nel febbraio 1909 e dichiarata monumento nazionale nel 1940. L’otto settembre, giorno della Natività di Maria, Lanciano le porta il raccolto.

Il rito si chiama Dono, e le carte lo attestano da più di quattro secoli: il documento d’archivio più antico che ne parla è del 1601. La svolta arriva però nel 1833. Il 10 luglio di quell’anno due sacerdoti lancianesi ritirarono in Vaticano le corone d’oro concesse da Gregorio XVI per l’incoronazione dell’immagine, con gli atti della delega pontificia consegnati al monsignore lancianese Francesco Maria De Luca, e dall’11 agosto i quartieri cominciarono a sfilare verso la cattedrale portando offerte di denaro, oro e cera. A settembre la statua fu incoronata solennemente, e un testimone diretto, Francesco Paolo Berenga, dedicò vent’anni dopo un intero libro alla cronaca di quella coronazione, stampato nel 1853. Da allora le Feste di Settembre si contano di anno in anno: l’edizione presentata dal Comune nel 2025 era la centonovantatreesima.

Chi arriva a Lanciano l’otto settembre vede una sfilata che nessun’altra città abruzzese conserva in questa forma. Decine di carri scendono dalle contrade, più di trenta nelle ultime edizioni, addobbati con spighe e tralci, trainati verso il centro con buoi e cavalli. Le donne, in abito tradizionale, portano sulla testa le conche colme di grano e di primizie. Il gesto vale quanto un documento: la conca di rame è il recipiente con cui per secoli si è andati alla fontana, e caricarla di grano per la Madonna trasforma l’attrezzo quotidiano in offerta. Canti e balli accompagnano il corteo. I quartieri storici sono quattro. Sui carri viaggiano anche gli attrezzi dei mestieri, e in serata i donativi vengono battuti all’asta: il ricavato va alla festa e alla chiesa, come nell’Ottocento.

Poi c’è la musica. La colonna sonora del Dono è quella delle feste grandi della costa frentana. Gruppi in costume cantano lungo il tragitto, gli organetti tengono il ritmo della camminata, e nei giorni centrali delle Feste di Settembre, tra il 13 e il 16 in piazza Plebiscito, arrivano i concerti e le bande. Il rapporto tra la banda e questa festa non è decorativo: le cronache musicali abruzzesi registrano la festa della Madonna del Ponte fra gli appuntamenti fissi dei complessi bandistici della regione, uno dei servizi maggiori dell’annata per chi suonava in quelle file.

Anche il ponte ha una biografia. La struttura oggi visitabile, chiamata Corridoio Spagnolo, risale agli anni tra il 1512 e il 1583, arcate in laterizio voltate a crociera su pilastri massicci, costruite sopra le fondazioni antiche: chi scende nei sotterranei della cattedrale cammina dentro l’opera che diede il nome al culto. Una chiesa posata su un ponte resta un caso raro in Italia. A Lanciano la stranezza urbanistica è diventata identità religiosa, e la statuetta trovata dai muratori ha finito per dare il nome a tutto, dalla cattedrale al mese di festa.

La data non è casuale e conviene leggerla con gli occhi del contadino, non del liturgista. L’otto settembre cade quando il grano è nei granai da mesi, la vendemmia incalza e i conti dell’annata agraria sono quasi chiusi: le fonti ecclesiastiche che ricostruiscono le origini della festa parlano di ringraziamento per i raccolti avuti e di richiesta di prosperità per quelli a venire. La Natività fa da cerniera dell’anno contadino. Non a caso in mezza regione le feste mariane di settembre coincidono con fiere, aste, benedizioni delle campagne: a Lanciano la coincidenza è diventata istituzione, e il mese intero, il settembre lancianese, ruota attorno alla Madonna trovata nel ponte. La sfilata intanto è cresciuta. Negli anni migliori i carri iscritti dalle contrade hanno superato i sessanta.

Sulle date dell’incoronazione le fonti oscillano di qualche giorno, tra il 13, il 14 e il 15 settembre 1833, a seconda che si conti il rientro della statua, la cerimonia o la festa civica. L’oscillazione stessa è un indizio. Quel settembre di quasi due secoli fa produsse un meccanismo che non si è più fermato: un rito di offerta collettiva in cui ogni contrada si presenta con il proprio carro e il proprio grano, e la città si conta contrada per contrada davanti alla stessa immagine.

Per chi studia la musica di tradizione, il Dono è un caso di scuola: un rito che non ha mai avuto bisogno di un repertorio scritto. I canti che attraversano la sfilata sono quelli che ogni gruppo porta con sé, canti di raccolto e serenate, e cambiano di anno in anno senza che la forma del rito ne risenta. La struttura regge tutto. Partenza dalle contrade, convergenza alla cattedrale, offerta, asta. Dentro questa forma la musica si rinnova liberamente, ed è la ragione per cui la festa non suona mai come una rievocazione. Il 25 luglio di quest’anno cinquantamila persone hanno ascoltato canti abruzzesi arrangiati per orchestra sul lungomare di Pescara. L’otto settembre, a sessanta chilometri, gli stessi canti tornano al loro impiego più vecchio: accompagnare un raccolto fino a una chiesa.

Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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