LU FREGAVENDE e le ricerche di Vito Giovannelli
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LU FREGAVENDE e le ricerche di Vito Giovannelli
Lu fregavende è uno strumento musicale arcaico e desueto che tuttavia permane solo in alcune zone dell'Abruzzo
di GABRIELLA SERAFINI4 Settembre 20262 min di lettura

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LU FREGAVENDE e le ricerche di Vito Giovannelli
di Gabriella Serafini
Viene subito da chiedersi: Che cos’è lu fregavende?
La parola dialettale abruzzese fregavende rimanda al “sibilo del vento tra le canne”, infatti il suono dello strumento ricorda il rumore delle canne mosse dall’aria.
E’ un arcaico strumento a fiato, una forma tutta abruzzese di flauto di Pan, anche detto flauto policalamo, formato da più canne di lunghezza diversa, unite tra loro.
La costruzione, secondo le ricerche di Vito Giovannelli, variava a seconda della zona:
4 canne nell’esemplare documentato a Roccamorice;
5 canne nel Teramano;
7, 9 o più canne negli esemplari dell’Aquilano;
Il materiale era formato prevalentemente da canne palustri che venivano legate insieme e potevano avere un’imboccatura particolare, anche triangolare.
I documenti attestano che lu fregavende era diffuso un po’ dappertutto, ma le testimonianze documentate ci rimandano ai costruttori di Roccamorice, Montebello, Lanciano, Basciano, Silvi, Teramo e L’Aquila.
Per alcuni è un possibile antenato della zampogna. Naturalmente non significa che ci sia un rapporto lineare “fregavende → zampogna”: l’origine degli strumenti a canne multiple è molto antica e complessa. La documentazione abruzzese, però, mostra quanto questa famiglia di strumenti fosse radicata nella nostra cultura pastorale.
Sempre Vito Giovannelli riporta un dettaglio curioso: Gabriele D’Annunzio descrisse un flauto policalamo abruzzese costruito “ad ala di colomba”, con le canne legate addirittura con fili ricavati da una vecchia tovaglia d’altare.
Oggi, purtroppo, lu fregavende appartiene ad un patrimonio musicale desueto. Non si può nemmeno risalire all’epoca di costruzione, anche se fu il Prof. Ernesto Giammarco a scoprire un costruttore a Pian delle Castagne, frazione di Roccamorice nella seconda metà del secolo scorso. L’esemplare analizzato da Giammarco era a quattro canne con imboccatura a triangolo che si rifà ai flauti policalami molto antichi.
Giovannelli nei suoi articoli ha riportato uno studio del paleontologo fiorentino Domenico Del Campana (1875-1956) che aveva degli strumenti aerofoni procuratigli dall’ing. Bonaccorsi, allora ispettore a L’Aquila presso il Genio Civile. Da questa difficile ricerca si è così giunti a definire i luoghi e i nomi dei costruttori abruzzesi.
A Roccamorice: Santino Palombi;
a Montebello: Giuseppe D’Annunzio;
a Lanciano: Vincenzo Torrieri;
a Basciano: Flaviano Timperi, Maurizio Timperi;
a Silvi: Vinicio D’Agostino;
a Teramo: Franco Giuliani;
a L’Aquila: Giuseppe Ridolfi, Bruno Paglia, Gennaro Del Principe. Pescaranews.net
Giovannelli individua oltre che i costruttori anche i nomi di provetti suonatori: “Michele Salituro, di Torino (gruppo la Lionetta); Luigi Migliori, di Latina (conservatorio O. Respighi) e il moldavo Giorgio Agratina (Urodzony 1948). A Silvi, nel teramano è noto un complesso con strumenti in maggioranza di canna palustre a cui è stato dato il nome di fregavende, diretto da Vinicio D’Agostino”.
Il D’Agostino, intervistato da me direttamente, ha ammesso che proprio Giovannelli l’ha avviato alla costruzione dei fregavende e oggi è uno dei pochi rimasti che li sa anche suonare riproponendo armonie che incantano come solo la natura sa fare.
Il testo è diGABRIELLA SERAFINICon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.

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