Lu Mazzemarelle, il folletto rimasto quasi soltanto un nome
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Lu Mazzemarelle, il folletto rimasto quasi soltanto un nome
Il Vocabolario abruzzese del 1880 lo glossa folletto e farfarello; nel 1890 Finamore lo elenca tra fate, streghe e pandafeche: storia del mazzemarelle.

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Nel Vocabolario dell’uso abbruzzese stampato nel 1880, Gennaro Finamore registra a pagina 131 una voce breve: Mazzemarelle, tradotto con due parole italiane, folletto e farfarello. Tutto qui. Niente statura, niente vestito, niente elenco di dispetti: per il lettore di oggi è la scheda anagrafica di uno spirito di cui il vocabolarista dava per scontato che tutti, in Abruzzo, sapessero già ogni cosa, perché il resto lo sapevano tutti, dalle cucine alle stalle.
Dieci anni dopo, nelle Credenze, usi e costumi abruzzesi, Finamore gli dà una compagnia. A pagina 92 il mazzemarelle compare nell’elenco degli esseri temuti di notte, tra le fate e le streghe, i lupi mannari e le pandafeche, quella vecchia che si siede sul petto dei dormienti e che i lettori di questo sito hanno già incontrato. A pagina 17 arriva la spiegazione della sua natura, ed è una piccola teologia. Quando gli angeli si ribellarono, alcuni spiriti non sprofondarono fino all’inferno, ma ebbero per castigo di restare sospesi tra cielo e terra: sono i folletti. Sono dannati a metà. E sono loro, dice la credenza raccolta da Finamore, a muovere i vortici di vento che d’estate attraversano le aie.
Nelle Tradizioni popolari abruzzesi del 1894 Finamore torna sul folletto chiamandolo per nome, lu Mazzemarelle, e presentandolo come un essere di mezzo. Anche lì il ritratto resta scarno. È la sorte di molti spiriti domestici: se ne parlava in casa, davanti al fuoco, a bambini che ascoltavano zitti, e di quelle sere non è rimasta registrazione; sulla carta sopravvivono il nome, la parentela con farfarello e il posto occupato nella lista delle paure, tra la fata e la strega.
Resta il suono del nome. Mazzemarelle si dice con quel raddoppio iniziale che batte come nocche su una porta, e la parola non si ferma ai confini regionali: i dizionari registrano il mazzamurello anche a Roma e a Napoli, e il Vocabolario Treccani riferisce un’etimologia curiosa, da un antico ammazzamori passato per lo spagnolo. Il folletto abruzzese, intanto, fa dal 1880 quello che gli riesce meglio: abita una riga di vocabolario, a pagina 131, in mezzo alle parole di ogni giorno.
In copertina: Gennaro Finamore, Vocabolario dell'uso abruzzese (1893) – Internet Archive, pubblico dominio
Fonte Gennaro Finamore, Vocabolario dell’uso abbruzzese, 1880; Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890; Tradizioni popolari abruzzesi, 1894
Verifica Verificato con ricerca nel testo integrale su archive.org: Vocabolario 1880 p. 131; Credenze 1890 pp. 17 e 92; Tradizioni 1894 p. 123. Etimologia da Treccani online.
Verifica Verificato con ricerca nel testo integrale su archive.org: Vocabolario 1880 p. 131; Credenze 1890 pp. 17 e 92; Tradizioni 1894 p. 123. Etimologia da Treccani online.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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