14 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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Mio padre volle darmi per sposo: il canto della malmaritata

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Abruzzo

Mio padre volle darmi per sposo: il canto della malmaritata

Nel quattordicesimo canto di Gessopalena (Casetti-Imbriani, 1871) una donna canta il vecchio sposo scelto dal padre e avverte le ragazze da maritare.

2 Ottobre 20262 min di lettura
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2 Ottobre 2026I canti
Mio padre volle darmi per sposo: il canto della malmaritata

C’è una voce di donna, nel quattordicesimo canto di Gessopalena, che fa i conti con un matrimonio deciso da altri. Il padre ha scelto lui. La figlia mette la faccenda in canto, e dal primo verso non concede attenuanti:

Cert’ mi’ patr’ vols’ darm’ pi’ spos’

‘Nu viecch’ schifos’ di grann’ità.

La prima sair’ ch’annìv’ a liett’,

Lu viecch’ schifos’ s’addormintà.

S’addormintò lu viecch’ mischin’:

A lu mi’ giardin’ l’acqua virsò.

L’acqua virsò tra ‘ngegn’ e art’:

Tra ogni part’ nin mm’aggiuvò.

(Canto anonimo di tradizione orale, in Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Canti popolari delle provincie meridionali, 1871). Certo mio padre volle darmi per sposo un vecchio schifoso di grande età: la prima sera, arrivati a letto, il vecchio si addormentò. Il seguito corre sul filo di una metafora da orto, l’acqua versata nel giardino senza ingegno e senza arte, e la sentenza sta in tre parole, nin mm’aggiuvò, non mi giovò. Tradurre di più sarebbe rovinare il velo. La chiusa cambia pubblico: I’ ve li dich’ a vu’ zitell’, io lo dico a voi, ragazze, e il consiglio prosegue sulla pagina, fuori dalla portata della nostra scansione.

Il genere ha un nome antico, malmaritata, e in Francia i trovieri ne scrivevano già nel Duecento. Nei paesi dell’Ottocento il matrimonio combinato passava per la dote e per la firma del padre, e una figlia contraria aveva a disposizione pochi strumenti e nessun tribunale: cantata in gruppo, all’osteria o al lavatoio, la protesta passava senza castigo, perché le parole appartenevano a tutti e a nessuno, e nessun marito poteva prendersela con un canto che circolava da prima delle sue nozze. Casetti e Imbriani stamparono il testo senza tagli a pagina 22 del volume, a poca distanza dall’elogio dei capelli d’oro e dall’usignolo sgarbato dei giorni scorsi. La melodia non ci è arrivata: dei canti gessani il volume stampa le sole parole.

Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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