Mònnele: l’ultimo gesto prima d’infornare
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Mònnele: l’ultimo gesto prima d’infornare
Mònnele: a pagina 135 del vocabolario di Finamore lo spazzatoio del forno a legna, con la pertica stòppele e il forno che rifiata quando è screpolato.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Prima del pane, il forno andava pulito. A pagina 135 del vocabolario di Finamore l’attrezzo per farlo si chiama mònnele: l’arnese che spazza il forno dopo che la brace è stata tratta fuori. L’italiano lo chiama fruciandolo, e Finamore aggiunge un confronto piemontese, spassafôrn, che non ha bisogno di traduzione: da Lanciano a Torino, lo stesso gesto davanti alla stessa bocca calda.
Il servizio del forno continua in altre pagine. A pagina 207 stòppele è il pannaccio legato in cima a una pertica, per spazzare la brace; a pagina 68 il verbo arefiatà, sfiatare, vale anche per il forno vecchio: quando è intronato, screpolato, l’aria calda esce dai crepacci, e chi parlava così diceva che il forno rifiata. Un polmone prestato alla pietra. A pagina 164 compare anche l’arnese per raccogliere e trarre fuori dal forno la brace, in una voce che l’OCR non lascia leggere per intero.
La sequenza del giorno di pane si ricava dalle voci stesse. Si scalda la volta con le fascine, si tira fuori la brace, si passa lo straccio umido sulla platea, e solo allora entrano le pagnotte cresciute sotto il loro telo. Il mònnele compie il penultimo gesto, quello che nessuno vede nel pane finito: senza quella passata, cenere e carbone resterebbero attaccati alla crosta di sotto. Sull’origine del nome, la somiglianza con mondare, pulire, è a portata di mano, ma Finamore non la dichiara, e la lasciamo come somiglianza, non come certezza. Il forno, a fine Ottocento, era spesso uno solo per contrada; l’attrezzo passava di mano in mano, come il turno.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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