Otto settembre: Maria bambina e il sonno che arriva da lei
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Otto settembre: Maria bambina e il sonno che arriva da lei
L'8 settembre Finamore segna la Madonna del Ponte, e nelle ninne nanne del 1871 Maria dà sonno e latte ai bambini: Lu suonno ti lu rona la Maronna.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

L’otto settembre la chiesa festeggia la nascita di Maria, e in Abruzzo la data pesa: è il giorno delle feste grandi di fine estate. Gennaro Finamore, nel calendario di feste che mette in fila nelle Credenze, usi e costumi abruzzesi del 1890, a questa data segna la Madonna del Ponte, la patrona venerata a Lanciano nella cattedrale costruita sopra le arcate di un ponte. Per una nascita servono ninne nanne. Nelle ninne-nanne che Antonio Casetti e Vittorio Imbriani stamparono nel 1871, il sonno dei bambini è un regalo che arriva da lei:
Fammi la Ninna e la ninnella-nonna,
Lu suonno ti lu rona la Maronna.
(Canto anonimo di tradizione orale, in Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Canti popolari delle provincie meridionali, 1871). Fai la ninna e la ninnella-nonna: il sonno te lo dona la Madonna, che nelle voci di culla del Regno fa il turno di notte come una vicina a cui nessuna madre ha mai dovuto chiedere due volte. Poche pagine dopo, il turno del latte. Un distico affida a Maria anche il nutrimento:
Cristo ti fece e l’angelo ti tenne,
Maria bella ti runavi la menna.
Cristo ti fece, l’angelo ti tenne, Maria bella ti dava il latte: la menna è la mammella, runà è donare. Tutto il cielo lavora in culla. In due endecasillabi c’è una divisione dei compiti precisa fino alla tenerezza, con la fabbrica e la custodia lasciate al Padre e all’angelo, e il latte, cioè il capitolo più delicato, riservato a Maria. E un’altra voce di culla, nelle stesse pagine, benedice la crescita: «Fammi la ninna, bello di la mamma, / Sì piccininno e t’hai da cresce’ granne», sei piccolino e devi crescere grande.
Il settembre di Finamore, del resto, si apre in mezzo alle ceste: il suo calendario registra per il primo del mese, davanti a una chiesa suburbana di sant’Egidio, la fiera detta de le cestarelle, dove si vendevano panieri di ogni forma, grandezza e colore per la roba dell’autunno. Una settimana dopo tocca a Maria. Nel giorno in cui i paesi portano in processione la Madonna bambina, queste rime dicono da dove viene la sua confidenza con le culle: per chi cantava, Maria era la donna che passa la notte a distribuire sonno e latte, casa per casa. L’otto settembre le madri festeggiavano una collega.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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