14 ottobre 2026Rivista di etnomusicologia · La Notte dei Serpenti
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Otto settembre: Maria bambina e il sonno che arriva da lei

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Abruzzo

Otto settembre: Maria bambina e il sonno che arriva da lei

L'8 settembre Finamore segna la Madonna del Ponte, e nelle ninne nanne del 1871 Maria dà sonno e latte ai bambini: Lu suonno ti lu rona la Maronna.

13 Settembre 20262 min di lettura
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13 Settembre 2026I canti
Otto settembre: Maria bambina e il sonno che arriva da lei

L’otto settembre la chiesa festeggia la nascita di Maria, e in Abruzzo la data pesa: è il giorno delle feste grandi di fine estate. Gennaro Finamore, nel calendario di feste che mette in fila nelle Credenze, usi e costumi abruzzesi del 1890, a questa data segna la Madonna del Ponte, la patrona venerata a Lanciano nella cattedrale costruita sopra le arcate di un ponte. Per una nascita servono ninne nanne. Nelle ninne-nanne che Antonio Casetti e Vittorio Imbriani stamparono nel 1871, il sonno dei bambini è un regalo che arriva da lei:

Fammi la Ninna e la ninnella-nonna,

Lu suonno ti lu rona la Maronna.

(Canto anonimo di tradizione orale, in Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Canti popolari delle provincie meridionali, 1871). Fai la ninna e la ninnella-nonna: il sonno te lo dona la Madonna, che nelle voci di culla del Regno fa il turno di notte come una vicina a cui nessuna madre ha mai dovuto chiedere due volte. Poche pagine dopo, il turno del latte. Un distico affida a Maria anche il nutrimento:

Cristo ti fece e l’angelo ti tenne,

Maria bella ti runavi la menna.

Cristo ti fece, l’angelo ti tenne, Maria bella ti dava il latte: la menna è la mammella, runà è donare. Tutto il cielo lavora in culla. In due endecasillabi c’è una divisione dei compiti precisa fino alla tenerezza, con la fabbrica e la custodia lasciate al Padre e all’angelo, e il latte, cioè il capitolo più delicato, riservato a Maria. E un’altra voce di culla, nelle stesse pagine, benedice la crescita: «Fammi la ninna, bello di la mamma, / Sì piccininno e t’hai da cresce’ granne», sei piccolino e devi crescere grande.

Il settembre di Finamore, del resto, si apre in mezzo alle ceste: il suo calendario registra per il primo del mese, davanti a una chiesa suburbana di sant’Egidio, la fiera detta de le cestarelle, dove si vendevano panieri di ogni forma, grandezza e colore per la roba dell’autunno. Una settimana dopo tocca a Maria. Nel giorno in cui i paesi portano in processione la Madonna bambina, queste rime dicono da dove viene la sua confidenza con le culle: per chi cantava, Maria era la donna che passa la notte a distribuire sonno e latte, casa per casa. L’otto settembre le madri festeggiavano una collega.

Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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I canti di tradizione orale sono anonimi: si cita sempre la raccolta da cui provengono.
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