Pane, acqua e un lume: la notte in cui i morti tornano a bere
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Pane, acqua e un lume: la notte in cui i morti tornano a bere
Tra l'1 e il 2 novembre, scrive Finamore nel 1890, i morti tornano a bere nelle case: un lume acceso fino al mattino, pane e acqua in tavola, campane a morto.

Nelle Credenze, usi e costumi abruzzesi il capitolo che Finamore dedica a Tutt’i morti occupa le pagine da 200 a 204, e si apre con un suono: per il 2 di novembre c’è un lungo suonare di campane a morto. La notte prima nessuno resta al buio. Nelle case si fa ardere un lume fino al mattino, perché ogni morto torna a bere nell’abitazione che fu sua; sulla tavola si lasciano pane, acqua e il lume acceso, una cena essenziale preparata per ospiti che non hanno più fame ma conservano la sete.
Chi vuole vederli dispone di una procedura. Basta mettersi alla finestra, con un lume vicino: si vedranno passare infiniti morti. Finamore usa proprio questa parola, infiniti, e in un paese di poche centinaia di abitanti la parola pesa, perché la fila che passa sotto la finestra contiene tre, quattro, dieci generazioni, tutti quelli che hanno lavorato quegli stessi campi e dormito sotto quegli stessi coppi. Il lume alla finestra è un saluto. Nessuno parla.

Alle pagine 203 e 204 Finamore riporta la storia più nota di questa notte, quella della messa de’ Morti: una messa celebrata in chiesa prima del giorno, i banchi pieni di gente, e la donna entrata per sbaglio che riconosce i volti e si sente dire: «Siamo tutti morti». La frase è di tre parole. La chiesa piena e silenziosa, l’ora sbagliata, il saluto detto piano: la credenza abruzzese ha condensato in una scena sola il rapporto con i propri defunti, fatto di vicinanza e di un galateo esatto.
Il galateo valeva tutto l’anno e passava per il focolare. La catena del camino non si tocca. Non va fatta dondolare, perché quel dondolio turba la quiete dei morti, e Finamore colloca la regola a pagina 45, tra le norme minute della casa, insieme alle cose che si possono e non si possono fare davanti al fuoco. E il ritorno non era riservato a novembre: nella Pasqua d’Epifania, annota lo stesso Finamore a pagina 108, i morti tornano anche allora. Il calendario contadino apriva loro la porta due volte l’anno, e in mezzo chiedeva una sola attenzione, che la catena restasse ferma e che il lume, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, non si spegnesse prima del giorno.
In copertina: Carlo Magini, Natura morta con uova, cavolo e candeliere (XVIII secolo) – via Wikimedia Commons, pubblico dominio
Fonte Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890
Verifica Verificato su archive.org (curiositpopola07pitruoft): pp. 200-204 (Tutt’i morti, lume, pane e acqua, messa de’ Morti), p. 45 (catena del camino), p. 108 (ritorno nella Pasqua di Epifania).
Verifica Verificato su archive.org (curiositpopola07pitruoft): pp. 200-204 (Tutt’i morti, lume, pane e acqua, messa de’ Morti), p. 45 (catena del camino), p. 108 (ritorno nella Pasqua di Epifania).
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario