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Plinio Silverii, poeta e drammaturgo di Orsogna, ricordo nel centenario della nascita 1926-2026

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Approfondimento

Plinio Silverii, poeta e drammaturgo di Orsogna, ricordo nel centenario della nascita 1926-2026

Biografia del poeta Plinio Silverii

di Angelo Iocco17 Settembre 20269 min di lettura
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Plinio Silverii, poeta e drammaturgo di Orsogna, ricordo nel centenario della nascita 1926-2026

Plinio Silverii, poeta e drammaturgo di Orsogna, ricordo nel centenario della nascita 1926-2026

di Angelo Iocco

Nel 2026 ricorre il Centenario della nascita dell’illustre poeta e drammaturgo orsognese Plinio Silverii. Chi vuole approfondire la cultura popolare e canora di questa piccola località abruzzese, non può prescindere dal leggere gli studi e le commedie teatrali scritte dal poeta Plinio, il quale osservava dalla finestra della casa dove visse, nel rione S. Giovanni, la vita di paese che scorreva davanti ai suoi occhi, con i bisticci delle comari, i sotterfugi amorosi, le liti tra parenti e compari: il mondo che ammirava veniva trasfuso nei veri del suo Lu fazzole, o Li moje di li miricane, o Lu carusille a li quattre cantune. E scrisse anche diverse liriche, edite postume nel volumetto miscellaneo Orsogna in rime (2007), come La struculatora, La zarraville, Li mazziche, M’aripresente, Lu sfullamente, La circhitelle di Natale, Ursogna prisintose in questi spiritosi e schietti versi raccontava e illustrava un mondo che non c’è più, di giochi popolari, di tradizioni, di battibecchi paesani. Plinio era l’anima di Orsogna, e Orsogna è Plinio Silverii, un cordone ombelicale ormai inscindibile. Oltre all’attività di maestro elementare ed educatore, Plinio si spese anima e corpo per recuperare la memoria storica orsognese, non solo compiendo ricerche e scrivendo libri tematici, ma addirittura recuperando materialmente i documenti della storia locale, andando ad esempio all’Archivio Alinari di Firenze a recuperare le diapositive scattate da Francesco Paolo Michetti nei primi del ‘900 per le vie di Orsogna, andando a intervistare l’anziana Giuditta Saraceni “la figlia di Iorio” che ispirò la celebre tela michettiana; rinnovando la tradizione storica della Sagra dei Talami, commentando dal 1967 i passi biblici scelti per ogni sfilata del Martedì in albis, mantenendosi in costante contatto con le famiglie di orsognesi che erano emigrate in America, soprattutto a Rosario in Argentina, compì nella sua ultima fatica le ricerche di storia sulla Seconda guerra mondiale a Orsogna, intervistando personaggi sopravvissuti, e perfino soldati dell’Esercito alleato, spendendosi insomma con ogni sua forza per valorizzare sotto ogni aspetto culturale e spirituale la memoria di Orsogna.

Era un uomo modestissimo tuttavia, tantoché sulle prime si era rifiutato perfino di fari apporre, su richiesta, il suo nome all’associazione teatrale di Orsogna. Alla sua morte, la camera ardente fu allestita nella sua “seconda casa”, il Teatro comunale, dove oggi una targa lo ricorda. Nel 2007 fu realizzato un cippo commemorativo, con incisi i nomi delle sue commedie, presso il parco del piazzale S. Giovanni.

È nato a Orsogna l’8 ottobre 1926, nel dinamico quartiere S. Giovanni, dal quale non si è mai allontanato, salvo nel periodo della guerra e dello studio universitario. Di famiglia benestante, ha avuto un’infanzia serena e tranquilla, circondato dall’affetto dei genitori, la madre, appassionata di musica e canto, gli ha trasmesso la stessa passione, e nel dopoguerra ha fatto parte per molti anni del Gruppo folkloristico di Orsogna. Nell’ambiente familiare, formato per lo più di donne che si riunivano per ricamare, Plinio si ritrovava a suo agio, ascoltando avidamente tutte le storie che esse raccontavano; tant’è che lo soprannominarono “lu pittiluncelle”. Queste storie in seguito erano sceneggiate da Plinio, che nel recitava assieme agli amici nella falegnameria del padre, che la domenica adibiva a piccolo teatro. All’età di 14 anni, Plinio scrisse la prima commedia: Cuor di viola, oggi andata perduta.

Drammatico fu l’impatto con la scuola elementare. Siamo infatti in piena era fascista e il rigore dei metodi dell’insegnamento, le punizioni corporali che i maestri infliggevano agli alunni hanno fatto nascere in Plinio il desiderio di diventare insegnante. Ma non con quei severi metodi che tanto aborriva! Dopo aver frequentato le scuole medie da privatista, Plinio si iscrive all’Istituto magistrale di Lanciano, ma a causa dell’evacuazione di Orsogna per lo scoppio della Guerra, dopo l’armistizio dell’8 settembre, il giovane deve interrompere gli studi che riprenderà a Parma, giuntovi da sfollato. Dopo la parentesi del ritorno in una Orsogna completamente distrutta dagli eventi bellici, Plinio terminerà gli studi a Parma, conseguendo la licenza magistrale. Nella dinamica città emiliana, Plinio ha anche modo di appagare la sua passione artistica, andando ad assistere a varie rappresentazioni al Teatro Regio.

Nel 1953 inizia l’attività di insegnamento a Scerni nel chietino, si iscrive in seguito all’Università di Urbino, dove nel 1965 consegue il diploma di Vigilanza scolastica. Prosegue gli studi all’Università di Roma, dove nel 1975 consegue la Laurea in Materie Letterarie. Per l’occasione, Plinio ha dato una ricca festa all’aperto nel quartiere S. Giovanni. La spinta a conoscere, quel desiderio di acculturarsi che era stato così violentemente troncato dall’arrivo della guerra nella sua piccola patria, aveva spinto Plinio all’ardore della conoscenza, per tutta la vita. Plinio non ha tralasciato mai la passione per il teatro: a Scerni porta in scena con successo le operette di Romolo Corona: La piccola olandese – Fior di loto. Nel 1955, anno in cui Plinio rientra nella scuola di Orsogna, ripropone i successi del Corona, nel teatrino della scuola e in quello parrocchiale. Nel 1956 porta in scena Zurika del Corona.

Parallelamente all’attività di insegnante, incentrata sul metodo innovativo montessoriano, con giochi all’aperto, incremento didattico mediante lo studio in biblioteca, la visione di programmi culturali Rai ecc., per Plinio si avvia l’attività letteraria. Scrive molte poesie in italiano e in vernacolo orsognese, ma anche in spagnolo e inglese. Non amava partecipare a concorsi letterari, nei quali ha piuttosto proposto le sue commedie teatrali, ottenendo sempre applauditi riconoscimenti. Infatti la sua produzione poetica solo parzialmente è stata edita in Orsogna in rime, Associazione “Il Teatro di Plinio”, Orsogna, 2006. All’epoca della ricostruzione post-bellica, il teatro comunale a Orsogna era inagibile perché semidistrutto, per questo Plinio utilizzava l’aula magna della scuola elementare, organizzato la messa in scena di varie operette e favole, coinvolgendo anche i ragazzi del gruppo Azione Cattolica. Nel 1967 il teatro comunale è stato riconsegnato alla cittadinanza, e Plinio Silverii ha inaugurato la stagione con La piccola olandese. Nel 1969 vi rappresenta la sua commedia L’Aquilone, con musiche della prof.ssa Marisa Francomano. Nel 1975 fonda l’associazione teatrale “Teatro Giovani di Orsogna”, rappresentando la commedia Sacripantopoli. Nel 1976 porta in scena la commedia Lu fazzole, considerata la migliore della sua produzione, successo confermato anche dalla critica letteraria, e viene portata anche alle Settembrate abruzzesi di Pescara. Nel 1977 scrive e rappresenta la commedia Li moje di li ‘miricàne. Nel 1980 scrive e porta in scena l’unico suo dramma, ispirato ai fatti realmente accaduti nella Seconda guerra mondiale di Orsogna: Lu sfullamente. Ancora oggi l’associazione teatrale “Il Teatro di Plinio” rappresenta questo dramma con grande successo, e viva commozione degli orsognesi, essendo ancora vivissimo il ricordo della devastazione morale e fisica subita dalle incursioni tedesche e alleate nelle battaglie per la liberazione del paese.

Nel 1981 Plinio scrive la commedia Fàvice e martelle, macaciùce e frunnittèlle, ispirata al periodo della Contestazione italiana, e le lotte politiche degli anni ’70. Nel 1985 scrive la commedia La struculatora, rappresentata nell’aula magna della scuola elementare di Orsogna, avvalendosi di giovanissimi attori. Nel 1986 con questi attori fonda la nuova Compagnia “Giovanissimi alla ribalta”. Nel 1992 scrive la commedia Lu cocciastorte; nel 1997, ispirandosi sempre a fatti popolari e rivalità paesane, porta in scena la commedia Lu carusille a li quattre cantune. La sua ultima commedia incompiuta, portata a termine da Vittorio Pace, è Parapatt’eppàce. Quanto alla produzione letteraria, specialmente d’impronta storiografica ed etnoantropologica, Plinio Silverii ha scritto vari articoli di giornale sulle tradizioni orsognesi, riunite poi nel volume Orsogna in costume, Edizioni La Figlia di Jorio, 1981, ricco di note esplicative. Nel 1989 con l’Associazione Università della Terza Età, pubblica un volume sui racconti degli emigranti orsognesi: L’Americ’annallà!; alla presentazione nel Piano Castello, sono state presenti eminenti personalità del campo abruzzese, quali Eide Spedicato Iengo, Alfonso Maria Di Nola, Emiliano Giancristofaro. Nel 1990 Plinio riprende la materia sulla storia paesana, e offre un pittoresco affresco della società orsognese nell’800, riprodotta ne Il nostro campanile ha ducent’anni, Chieti, Vecchio Faggio, 1990.

Nel 1996 scrive e pubblica il resoconto di un pellegrinaggio della Parrocchia orsognese a Gerusalemme e nei luoghi legati a Gesù: Sette giorni in Terra Santa. Nel 1999 col patrocinio amministrativo di Orsogna, pone termine e pubblica la corposa ricerca sulle testimonianze della seconda guerra mondiale a Orsogna: Carri armati sui nostri tratturi, Villamagna, Tinari. Nel 2001 cura la pubblicazione del volume-album fotografico a cura dell’Associazione “Il Teatro di Plinio” (che nel frattempo, pur egli riluttante, gli era stata intitolata), Orsogna nel ‘900. La pubblicazione avrà un seguito postumo, dal titolo Orsogna nella memoria, Art nouveau, 2007, a cura di Vittorio Pace e del “Teatro di Plinio”. Plinio ha voluto sempre conoscere il mondo, e ha compiuto diversi viaggi da singolo, oppure con le compagnie teatrali di Orsogna nelle turnè in Argentina, in Francia, Germania, in America. A Rosario ha fondato una compagnia teatrale dal titolo “Los chicos de Plinio”, portando in scena Lu fazzole. Molti orsognesi sin dai primi del Novecento erano emigrati in Argentina, la stessa soprano Adelaide Saraceni (1895-1995) di origini orsognesi, era nata a Rosario. Plinio, a riprova del legame tra Orsogna e gli emigranti, ha organizzato nel 1997 un’imponente mostra fotografica per le vie del quartiere S. Giovanni.

Nel 2006 ha ricevuto postumo il premio “Il Guerriero” (dalla figura celebre del guerriero di Capestrano) a L’Aquila, organizzato dal Centro. Le peculiarità di Plinio sono proprio nella sua spontaneità, nella sua affabilità, nel voler conoscere, nel voler riproporre nelle sue liriche o nelle commedie quei tipi caratteristici di un’Orsogna che non c’è più, riportare in scena la colloquialità quotidiana di una scena di vita comune di un vicolo, di una piazza, di un incontro, di una cerimonia particolare, o del lieto vivere che improvvisamente viene interrotto da un fattore maggiore, in questo caso la guerra, che con la sua crudeltà distrugge l’esistenza e la quotidianità di una intera comunità, soprattutto di una comunità di poche anime, che vive nella periferia dei grandi eventi, ignara dei complessi meccanismi politico-sociali, dei quali subisce tutte le più atroci e crudeli barbarie! Plinio Silverii in sostanza incarnava Orsogna e le sue tradizioni e le sue abitudini. Non si è mai sposato. La sua vita era il teatro, l’associazione, la sua amata cittadina. A causa di un male, si è spento nella sua casa in via S. Giovanni il 14 ottobre 2002. La camera ardente si è tenuta nel teatro comunale da lui tanto amato. Oggi è sepolto nella cappella di famiglia a Orsogna. Qualche giorno prima della morte, batteva a macchina questa struggente poesia, oggi dipinta anche sulla scalinata accanto il teatro:

Ti ho amata, Orsogna

Nelle tue tradizioni

E nell’anima del tuo popolo

Più vero, più umile e più grande:

Sii sempre bella di umanità

E di pulizia morale,

Come ti hanno fatta e ti ricordano

I tuoi figli lontani.

Per te sarò sempre

Nel silenzio delle tue strade,

Nell’aria delle tue stagioni,

Nella luce del tuo cielo…

Il tuo umile cantore:

Plinio Silverii

Il testo è diAngelo IoccoCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.
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