Povera Puglia desulata resta: l’inverno delle donne e i canti di chi non partiva
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Povera Puglia desulata resta: l’inverno delle donne e i canti di chi non partiva
Raccolto a Isernia nel 1978 dalla voce di Giulia Monaco, nata a Capracotta nel 1897, il canto anonimo Povera Puglia apre il repertorio delle donne.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Sette mesi e qualche giorno: tanto durava, dal 29 settembre all’8 maggio, la stagione che divideva le famiglie dell’Appennino. In Puglia scendevano gli uomini, i trentamila pastori dei conteggi quattrocenteschi e i loro eredi; nei paesi restavano le donne, i vecchi, i bambini. La voce celebre della partenza è maschile, e l’ha scritta un poeta: «Settembre, andiamo. È tempo di migrare», scrisse Gabriele d’Annunzio nei Pastori, dentro l’Alcyone del 1903, e da allora ogni discorso sulla transumanza comincia da lì. Il controcampo femminile esiste, ed è cantato.
Prima dei canti, i fatti. La viaggiatrice Anne Macdonell, che girò l’Abruzzo attorno al 1907 e ne scrisse nel libro In the Abruzzi, uscito nel 1908, annotò che alle donne erano aperti tutti i lavori, a cominciare dai più faticosi. Con gli uomini in Puglia da ottobre a maggio, sulle loro spalle stavano la filatura e la tessitura della lana, i campi, la legna per l’inverno, la cura degli animali da cortile, all’occorrenza perfino i lavori da muratore. Anche la materia prima era condivisa tra i due mondi: la lana che gli uomini tosavano e pesavano a Foggia era la stessa che le donne filavano e tessevano in paese, un capo dell’economia in Puglia e l’altro in Abruzzo. L’economia del paese vuoto era un’economia femminile, e non da poco: le cronache dell’assedio di Civitella del Tronto, nel 1557, registrano le donne sugli spalti accanto ai difensori. Otto mesi l’anno, in centinaia di paesi, comandavano loro.

Poi c’è il canto, e rovescia il punto di vista. Nel repertorio molisano il rientro di maggio ha una voce precisa: a restare sola, stavolta, è la Puglia, abbandonata come una donna.
Povera Puglia desulata resta / mò ca se n’arivienne re pasture
Il canto è anonimo, di tradizione orale. Questa versione fu raccolta il 13 luglio 1978 a Isernia dal ricercatore Mauro Gioielli, dalla voce di Giulia Monaco, nata a Capracotta nel 1897; si eseguiva in primavera, all’arrivo degli uomini, con le strofe alternate tra voci femminili e maschili. In un altro verso la donna dà all’attesa un indirizzo esatto: «L’amore mie arretorna da Foggia». La geografia doganale, le locazioni, i sette mesi di assenza: tutto il sistema dei registri sta compresso in quel verso, visto dalla soglia di casa. E non è un caso che la voce venga da Capracotta: i libri della Dogana contano il paese per tre secoli tra le comunità con i maggiori locati, il tratturello lo attraversa, e le donne di lì avevano più di altre, ogni autunno, qualcuno da veder partire per la Puglia.
La Macdonell spinse l’osservazione oltre il lavoro: in certi paesi, scrisse, erano le donne a dominare la scena sociale e a tenere i cordoni della borsa, e a loro spettava la trasmissione di ciò che i figli dovevano sapere. È un’annotazione da viaggiatrice, non un censimento; ma coincide con quello che i demografi della transumanza danno per assodato, e cioè che per otto mesi l’anno interi paesi dell’Appennino funzionavano senza uomini adulti. Chi cercasse il suono di quei mesi deve cercare repertorio femminile.
Il repertorio di chi restava copriva però molto più che l’attesa. Nel fondo Di Silvestre dell’Archivio Sonoro d’Abruzzo una raccolta intitolata Le cantrici del Gran Sasso riunisce le registrazioni novecentesche delle cantore dei paesi della montagna: la numerazione dei brani digitalizzati supera il centinaio. Dentro ci sono le grandi ballate narrative, come La sposa morta, che nella numerazione ricorre almeno tre volte, ai numeri 121, 134 e 152, segno di quante case la custodivano in proprio, e Picchia picchia la porticella; i canti del ciclo religioso, come La sera lu Giuveddì sande, sulla Passione, schedata al numero 51; le serenate come Sotto la tua finestra, presente anch’essa in due versioni, ai numeri 94 e 106. Dietro ogni doppione c’è una casa diversa che teneva in vita la propria variante. Sono i generi delle case, dei cortili e delle veglie, gli spazi presidiati da chi non partiva. Carlo Di Silvestre, che conduce ricerche sul campo in Abruzzo dal 1984, ha documentato queste voci nei paesi del Gran Sasso; la raccolta che le custodisce è oggi consultabile in rete, quaranta secondi per brano, per intero nelle sedi dell’archivio.
La divisione dei repertori seguiva la divisione del lavoro. Agli uomini in cammino toccavano i canti di strada e di stazzo, alle donne ferme i cicli lunghi: la ballata che dura decine di strofe, il canto della Passione che accompagna la Settimana Santa, la ninna nanna, il lamento. Una metà del patrimonio musicale appenninico è stata custodita da chi, per sette mesi l’anno, non aveva nessuno a cui cantarla se non i figli e le altre donne. Quando i raccoglitori del Novecento accesero i registratori nei paesi del Gran Sasso e dell’alto Molise, trovarono quasi sempre voci di donne anziane: erano le titolari di quel deposito, le ultime.
Giulia Monaco ne aveva ottantuno quando Gioielli fermò la sua voce su nastro, nell’estate del 1978. Il canto che sapeva era più vecchio di lei; i tratturi erano ormai erba senza greggi, e la Puglia non si vedeva da lassù. Lei cantava ancora la geografia intera: la partenza, Foggia, il ritorno di maggio. Delle due voci della transumanza, quella arrivata più lontano nel tempo è la voce di chi restava: incisa su nastro nel 1978, schedata, e ancora in ascolto.
In copertina: Kristian Zahrtmann, Mattina di sole a Civita d'Antino (1905), SMK – Galleria nazionale danese, pubblico dominio
Fonte Letteratura Capracottese, abruzzoforteegentile.altervista.org, Internet Archive (Macdonell, In the Abruzzi, 1908), archiviosonoro.org (fondo Di Silvestre), musabruzzo.it, Gabriele d’Annunzio, I pastori (Alcyone, 1903)
Verifica Canto raccolto da Mauro Gioielli il 13 luglio 1978 a Isernia dalla voce di Giulia Monaco (Capracotta, 1897); Macdonell 1908 e osservazioni sul lavoro femminile; raccolta Le cantrici del Gran Sasso con i titoli e la numerazione citati; Di Silvestre attivo dal 1984.
Verifica Canto raccolto da Mauro Gioielli il 13 luglio 1978 a Isernia dalla voce di Giulia Monaco (Capracotta, 1897); Macdonell 1908 e osservazioni sul lavoro femminile; raccolta Le cantrici del Gran Sasso con i titoli e la numerazione citati; Di Silvestre attivo dal 1984.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
