Roberto Mancinoni: la voce e il custode della cultura popolare abruzzese
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Roberto Mancinoni: la voce e il custode della cultura popolare abruzzese
Roberto Mancinoni: la voce e il custode della cultura popolare abruzzese Nato a Paglieta e legato sin dall'infanzia all'area frentana, Roberto Mancinoni si formò negli anni della giovinezza a Lanciano. Dotato di uno spiccato…
di Elso Simone Serpentini20 Settembre 20264 min di lettura

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Roberto Mancinoni: la voce e il custode della cultura popolare abruzzese
Nato a Paglieta e legato sin dall’infanzia all’area frentana, Roberto Mancinoni si formò negli anni della giovinezza a Lanciano. Dotato di uno spiccato talento grafico e visivo, decise inizialmente di trasferirsi a Milano per intraprendere la professione di disegnatore presso un affermato studio di architettura. L’esperienza nella metropoli lombarda ne affinò il rigore metodologico e il gusto estetico, ma non affievolì il profondo legame con la propria terra d’origine. Il forte richiamo delle radici abruzzesi lo spinse infine a fare ritorno a Lanciano, centro in cui avrebbe sviluppato l’intera e sfaccettata opera della sua maturità artistica, affiancando all’attività professionale una profonda ricerca spirituale e musicale. Tra il 1961 e il 1983 diede vita a una produzione imponente, componendo oltre 150 brani e spazialmente dalla musica d’ispirazione evangelica e spiritual alla canzone leggera e popolare.
Durante il suo prolungato impegno presso la Parrocchia di Santa Lucia a Lanciano, si distinse per aver rinnovato e modernizzato il linguaggio musicale del repertorio sacro, introducendo sonorità moderne capaci di parlare ai giovani. Questo intenso lavoro lo portò a collaborare con l’orchestra romana diretta dal maestro Elvio Monti per la registrazione di diversi solchi discografici incisi con le Edizioni Paoline. Titoli come Il Cantico delle Creature, Zaccheo, Come mai e Il 14 di Nisan ottennero un vasto riscontro, tanto da meritare il plauso e recensioni di rilievo su periodici a diffusione nazionale come la rivista «Porziuncola» di Assisi. Parallelamente alla produzione sacra, Mancinoni fu protagonista attivo della scena musicale leggera abruzzese, fondando e animando complessi divenuti storici nel panorama locale, quali I Coralli, I Gabbiani 68 e Il Gruppo 10.
Tuttavia, il progetto di maggior impatto culturale nacque dalla fondazione dell’ensemble «Lu Cantastorie». Avvertendo il rischio concreto che l’incalzare della modernizzazione potesse cancellare la memoria orale delle comunità paesane, Mancinoni prese a frequentare gli antichi quartieri (come Borgo, Civitanova e Sacca), i mercati, le osterie popolari e le botteghe artigiane di Lanciano per raccogliere, trascrivere e integrare i motivi e le liriche della tradizione musicale dialettale dell’infanzia degli anziani del posto. L’opera di salvaguardia condotta da Mancinoni non si limitò alla semplice esecuzione musicale, ma si configurò come una vera e propria indagine etnomusicologica sul campo. Attraverso il dialogo diretto con gli anziani del posto, ascoltò, trascrisse su spartito e ricostruì frammenti di testi e melodie legati all’infanzia e alla vita quotidiana di un tempo.
Il frutto maturo di questo scrupoloso recupero confluì in tre LP, raccogliendo un repertorio di ben 36 brani che spaziavano da antiche arie anonime trasmesse oralmente a composizioni d’autore in dialetto frentano, ma soprattutto nel volume Lu Cantastorie. Testimonianze di cultura popolare abruzzese (pubblicato dall’Editrice Rocco Carabba di Lanciano nel 1984 con prefazione di Giuseppe Rosato).
Come scriveva in una nota introduttiva al volume, Mancinoni inizialmente intendeva limitarsi a preparare una raccolta di canti popolari frentani antichi e moderni nella parlata lancianese, ma si era reso conto che nelle antiche osterie e botteghe artigiane della sua città si potevano ancora trovare persone anziane che ricordavano le canzoni dialettali più significative della loro infanzia. Era un patrimonio poetico e musicale che rischiava di scomparire del tutto, essendo ormai dimenticato dal popolo minuto. Così aveva deciso di procedere ad una faticosa attività di raccolta e trascrizione.
A mano a mano, oltre al recupero e, quindi, alla riproposizione di un autentico patrimonio di cultura, Mancinoni spiegava di aver ampliato la raccolta inserendo brani di alcuni autori contemporanei e musicando anche le liriche dei poeti dialettali recenti e meno recenti che avevano centrato la loro attenzione sulla vita reale degli antichi quartieri cittadini.
La pubblicazione raccoglie non soltanto spartiti musicali e trascrizioni poetiche, ma anche approfondimenti sulle occasioni comunitarie della tradizione: dai canti d’amore e di lavoro fino ai componimenti legati ai momenti fondanti del calendario rituale lancianese, come la ricorrenza della Squilla natalizia e la spettacolare tradizione pasquale della Corsa dei Santi di Pasqua, confermandosi non solo come un’opera documentaria ma come un vero e proprio spaccato storico della «lancianesità».
La raccolta è divisa nei seguenti capitoli:
1. Un anno di feste e di canzoni
2. Canti per uomini, «santi» e fatti memorabili
3. Canti scherno del mondo artigiano
4. Canzoni e stornelli dell’osteria
5. Canti d’amore, vecchi e nuovi
6. Alcuni canti entrati a far parte della tradizione abruzzese.
Quello di Mancinoni è un profilo d’artista-ricercatore che ha saputo unire l’ispirazione religiosa alla salvaguardia attiva delle radici folcloriche dell’Abruzzo frentano. La sua eredità risiede proprio in questa felice sintesi: l’intuito del disegnatore, la sensibilità del compositore sacro e il rigore del ricercatore che ha saputo restituire alla comunità frentana l’orgoglio e la voce della propria identità popolare.
Elso Simone Serpentini
Fonte:
Roberto Mancinoni, Lu cantastorie. Testimonianze di cultura popolare abruzzese, Prefazione di Giuseppe Rosato, Rocco Carabba Editore, Lanciano, 1984.
Il testo è diElso Simone SerpentiniCon la supervisione del comitato tecnico-scientifico del Serpentario.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
