Sempre cummare ce avemme di’: l’amicizia giurata in canto
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Sempre cummare ce avemme di’: l’amicizia giurata in canto
A Scanno e Pescosansonesco l'amicizia si giurava cantando: la formula delle comari in De Nino (1879), con il capello scambiato come talismano.
8 Settembre 20262 min di lettura

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

C’era un modo di diventare comari senza battesimi e senza notai: bastava un canto. De Nino lo descrive nel primo volume degli Usi e costumi abruzzesi (1879), a pagina 66, tra i «comparatici strambi» di Scanno e Pescosansonesco. Due donne si prendono per mano e una canterella una formula, «posando la voce sempre sugli accenti principali»: la notte di Natale, la notte di San Giovanni, «A te la vrode a mi le segne», a te il brodo e a me le sagne, e poi la promessa che sigilla tutto: «Mezz’ a ti, mezz’ a mi: / Sempre cummare ce avemme di’». Chi rompe il patto sa cosa lo aspetta: l’inferno, nominato senza giri di parole nell’ultima strofa.
Alla pagina seguente la variante delle più giovani: due ragazze si agganciano per il dito mignolo, dondolano le mani e recitano a coro il giuramento. Poi ciascuna strappa un capello e lo posa sul capo dell’altra. De Nino lo chiama «talismano della vita intima»: un’alleanza tra persone, fatta di rima, ritmo e un capello.
Quella nota sull’esecuzione, la voce che si appoggia sugli accenti, è una delle rare indicazioni musicali dell’etnografia ottocentesca: De Nino non trascrive melodie, ma qui dice come si canta. Il comparatico per canzone è un contratto orale in piena regola, e la musica è la sua carta bollata.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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