Stroccare: spezzare un filo, e citare un paremiologo abruzzese
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Stroccare: spezzare un filo, e citare un paremiologo abruzzese
Stroccare, spezzare un filo o una corda: De Nino (1886) documenta il verbo del volgo citando la raccolta di proverbi dell'abruzzese Castagna.
25 Settembre 20262 min di lettura

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

C’è un verbo per il gesto di rompere un filo con uno strappo: stroccare. De Nino lo scheda nella terza edizione degli Errori di lingua italiana (1886), alle pagine da 70 a 72: «Il volgo ha stroccare per spezzare, rompere: come stroccare un filo, una corda». In alcuni luoghi, aggiunge, si dice anche stuccare, e qui la voce si fa interessante per chi segue le cose abruzzesi: la forma è «notata nella Raccolta di proverbi italiani dell’abruzzese Niccola Castagna».
Il giudizio finale è prudente, da lessicografo: usandosi queste voci nella lingua comune, «non sarebbero intese da tutti». Vero. Ma intanto De Nino, per documentare un verbo del volgo, cita un raccoglitore di proverbi di Città Sant’Angelo: la filologia dialettale abruzzese che si passa le fonti di mano in mano, un decennio prima che nascano le grandi raccolte.
Stroccare è un verbo a misura di lavoro: il filo della tessitrice, lo spago del salume, la corda troppo tirata. Suona come la cosa che descrive, con quella doppia consonante che fa da strappo. Le lingue dei mestieri sono piene di questi verbi onomatopeici che i vocabolari non intendono e le mani capiscono al volo: è il lessico che si impara per gesti, come i balli.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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