Tre ore prima del giorno: l’ora in cui le streghe rientrano
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
Tre ore prima del giorno: l’ora in cui le streghe rientrano
Nate nella notte di Natale, smascherate a messa, in ritirata al levarsi di Lucifero: le streghe d'Abruzzo secondo Finamore (1890) e De Nino (1897).

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Nel 1890 Gennaro Finamore, il medico di Gessopalena, pubblicò a Palermo le Credenze, usi e costumi abruzzesi, settimo volume della collana diretta da Giuseppe Pitrè. A pagina 92 c’è una lista. Mette in fila gli esseri di cui nei paesi si parlava a voce bassa dopo cena: le fate, i mazzemarelle, le streghe, i lupi mannari, le pandafeche. Di tutta la schiera la strega era la presenza più difficile da tenere a distanza per una ragione concreta, perché non arrivava da fuori come il lupo ma sedeva in chiesa accanto alle altre donne, e il problema di ogni giorno era riconoscerla.
Antonio De Nino, che negli stessi anni raccoglieva usi e credenze tra Sulmona e la Marsica, mette per iscritto i criteri con cui la voce dei paesi assegnava il sospetto, e il primo criterio è un calendario. Le nate tra il 24 e il 25 dicembre sono streghe. Il resto è geografia. Ad Aielli si diceva che le streghe in chiesa non entrassero mai; a Ofena si sapeva che tengono una scatola e, dentro, una scatoletta; e nelle città grandi, dove l’aria circola, De Nino annota che ormai «le streghe non nascono più».
La verifica si faceva a Natale. Le campane della messa di mezzanotte davano il segnale. Finamore elenca i modi per scoprirle: c’era chi, durante la funzione, poteva impedire alle streghe di uscire di chiesa, e finché quella persona restava al suo posto loro rimanevano sedute nei banchi, trattenute, mentre il resto del paese usciva nel freddo e tornava a casa. Nella stessa notte, scrive ancora Finamore, le streghe vanno a cogliere la felce. E nel giorno di Natale, per le case girano soltanto streghe e stregoni.
Poi la notte finiva. Circa tre ore prima del giorno si leva Lucifero, la stella del mattino, e al suo apparire le streghe, se non vogliono farsi scoprire, devono battere in ritirata: Finamore lo scrive a pagina 61, con l’esattezza di chi annota un orario ferroviario. La notte contadina aveva i suoi rintocchi anche senza campane: i galli, le stelle, il buio che cambia densità. La difesa quotidiana, invece, era minima e commestibile. Si mangiava la ruta, perché le streghe non venissero a tormentare i bambini: la frase di una madre che lo spiega sta a pagina 184 del primo volume degli Usi e costumi abruzzesi di De Nino, stampato a Firenze nel 1897.
In copertina: Pieter Neefs il Giovane, Interno di chiesa gotica a lume di candela (1646-1652 ca.), Stadel Museum – via Wikimedia Commons, pubblico dominio
Fonte Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi, Palermo 1890; Antonio De Nino, Usi e costumi abruzzesi, vol. I, Firenze 1897
Verifica Verificato con ricerca nel testo integrale su archive.org: Finamore 1890 pp. 61, 86, 92, 94-98; De Nino vol. I pp. 147-149, 148, 160, 184.
Verifica Verificato con ricerca nel testo integrale su archive.org: Finamore 1890 pp. 61, 86, 92, 94-98; De Nino vol. I pp. 147-149, 148, 160, 184.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
