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Un mazzetto d’ortica per la vigilia di San Giovanni

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Abruzzo

Un mazzetto d’ortica per la vigilia di San Giovanni

A Rivisondoli le ragazze coglievano mazzetti d'ortica alla vigilia di San Giovanni e al mattino cercavano la cima ancora fresca: lo racconta De Nino.

16 Settembre 20262 min di lettura
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16 Settembre 2026Creature e credenze

Alla vigilia di San Giovanni, il 23 di giugno, le fanciulle di Rivisondoli colgono dell’ortica e ne fanno mazzetti. Lo annota Antonio De Nino in un capitolo intitolato San Giovanni e l’ortica, chiamando il santo, come si usava, il «santo precursore», e la pianta scelta per interrogare la sorte è proprio quella che punge, la più povera e la più armata dei bordi dei sentieri. Il paese sta sopra i milletrecento metri. Lassù anche le notti di giugno sanno ancora d’inverno, e la prova è più seria di quanto sembri.

I mazzetti si lasciano passare la notte. Sul davanzale o fuori, il testo non lo precisa: dice soltanto che la notte deve passarci sopra. La mattina dopo si corre a vedere, alla prima luce. L’ortica, per sua natura, in poche ore affloscia le cime, e proprio qui sta il gioco della sorte: tra le cime piegate se ne cerca una che sia rimasta viva, e trovarla è il segno che si sperava. La notte di San Giovanni aveva fatto il suo lavoro di notte carica di poteri, e la risposta stava lì, in una punta verde tra le punte piegate.

De Nino aggiunge un’osservazione che riguarda tutti quelli che sperano: quando non c’è nessuno a ingannarci, scrive in sostanza, ci pensiamo da soli, e tra le cime afflosciate si crede sempre di vederne qualcuna «ancora vegeta». Il suo sorriso, in queste righe, sta dalla parte di chi guarda il mazzetto. Conosceva la fatica di aspettare una risposta. Non la derideva.

La vigilia di San Giovanni era, in Abruzzo come in mezza Italia, la notte più adatta alle domande, quella in cui erbe e acque si credevano più potenti che in ogni altro giorno dell’anno, come documentano per regioni intere le raccolte di Pitrè e degli altri folkloristi dell’Ottocento. A Rivisondoli la domanda si affidava a una pianta che chiunque poteva cogliere lungo un muretto senza spendere niente. Serviva soltanto non avere paura di pungersi. Il responso arrivava col sole: un mazzetto guardato in silenzio, controluce nell’aria fredda del mattino, passandolo di mano se le amiche erano più d’una. La risposta era una foglia che aveva passato la notte.

Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario
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