Martina Iezzi e Gabriella Penazzi, da Lanciano al coro della Notte dei Serpenti
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1coro
Martina Iezzi e Gabriella Penazzi, da Lanciano al coro della Notte dei Serpenti
Due coriste di Lanciano: Martina canta i canti delle sue nonne, Gabriella è cresciuta cantando alle feste con la madre e lo zio.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Vengono tutte e due da Lanciano, e tutte e due sono entrate nel coro della Notte dei Serpenti con un canto che conoscevano da prima. Martina Iezzi la Notte l’ha seguita fin dalla prima edizione e ci è entrata alla terza; Gabriella Penazzi ci è arrivata perché sua madre la sognava su quel palco. Due case in cui si è sempre cantato, due modi diversi di raccontarlo.
Martina Iezzi è di Lanciano, e quando non canta, scrive, «coltivo passioni e relazioni». La Notte dei Serpenti l’ha guardata da spettatrice per due edizioni, prima di farne parte. Per candidarsi ha scelto un brano che le è molto caro e che parla di uno dei suoi giorni preferiti dell’anno, La Squije De Natale. Del primo giorno di prove non ricorda una frase o un volto, ma tre cose che passano dai sensi: «l’odore del teatro di Atri, il rumore della pedana sotto i piedi e l’ansia per l’inizio di una nuova avventura».

In casa sua i canti popolari non sono mai stati un ricordo da andare a cercare: «Nella mia famiglia tutti cantano brani popolari a partire dai miei nonni». Ha avuto quattro nonni fino ai 25 anni e una bisnonna fino ai 7, e di ognuno ricorda un canto. La bisnonna le cantava Tutte Le Fundanelle e La Cungiarie, la nonna materna Maria Nicola e Vola Vola Vola, la nonna paterna All’Orte, il nonno paterno Ragne Ragne. Il nonno materno, siciliano, le cantava i canti popolari della Sicilia, e il padre le faceva ascoltare il cantastorie. Messa in fila, è una genealogia fatta di canzoni, e lei la chiude così: «la mia famiglia è sempre stata affezionata alle tradizioni e alle proprie radici».
Per questo il canto che le è rimasto addosso è Vola Vola Vola: le ricorda la sua amata nonna, che ormai non c’è più. Accanto mette Amor Amor, per il testo e per la melodia. Al maestro Melozzi non chiede sorprese. Fa quello che le viene richiesto «nel miglior modo possibile e dando il 100% di me stessa», e prende alla lettera la consegna che lui dà al coro: «cerco di essere sempre una locomotiva». La sera del concerto, allo Stadio del Mare, ha notato sotto il palco un ragazzo che cantava e ballava «con una felicità negli occhi indescrivibile», e si è sentita «piena, felice e grata. Sapendo di stare a fare del bene per qualcuno». Dal coro ha imparato a stare nel collettivo, a mettersi a disposizione, a condividere. Questi brani li vorrebbe consegnare prima di tutto alle nuove generazioni, e farli arrivare ovunque, anche a Sanremo, in una serata cover: «Sarebbe stupendo».
Gabriella Penazzi viene anche lei da Lanciano, in provincia di Chieti. Quando non canta fa live streaming di videogiochi e disegna, «ma sostanzialmente canto sempre, qualsiasi cosa faccia». Al coro l’ha portata sua madre, «ovviamente»: sognava di vederla su quel palco. Gabriella ha mandato un breve video in cui cantava Vola Vola. Il primo giorno se lo ricorda tutto, ma quello che le è restato impresso è la facilità con cui si è sentita «a casa». Il momento preciso è uno sguardo incrociato con una ragazza che era lì, un sorriso sincero da una parte e dall’altra, e per lei, che si descrive come una persona molto ansiosa, è bastato quello: «okay, qui sei al sicuro e ti divertirai».

Il suo canto è A Capa Marite, la preferita «dal giorno 1»: ogni volta che le capita di risentirla le vengono i brividi. Il motivo lo spiega lei: «L’arrangiamento del Maestro rende perfettamente il significato della canzone, il tema è delicato e attuale». I canti popolari, in famiglia, ci sono «Sempre e da sempre!». Cantavano sua madre e suo zio, e lei fin da piccola andava a cantare con loro a feste, matrimoni, comunioni, nelle piazze. Vedere la gente ballare e cantare in coro «per un momento di genuina gioia e divertimento» era già quello, dice, da brividi. Alle prove la fotografa del coro l’ha colta mentre provava una parte di La Fija Me.

Dal maestro Melozzi non si aspettava una domanda. Poco prima del concerto finale ha avuto un problema personale e per un po’ non è riuscita a mantenere i «nervi saldi»; lui le ha chiesto che cosa fosse successo. Lì ha capito, racconta, che «ci vede per come siamo, tiene a tutte noi, non siamo solo coriste», ed «è stato sinceramente toccante». Della sera dello Stadio del Mare il dettaglio che si porta dietro riguarda chi non si vedeva: lo staff tecnico che si muoveva freneticamente di qua e di là perché tutto andasse nel verso giusto, «e ci sono riusciti alla grande».

Prima i cori li guardava nei video online, quelli che fanno venire la pelle d’oca. Poi si è trovata in mezzo a uno di loro e ha capito che una varietà immensa di voci, se si uniscono, può generare qualcosa di «talmente forte da essere positivamente inquietante». Ha imparato a concentrarsi sulla sua parte, lei che fino a poco prima si perdeva nelle seconde e nelle terze voci, e ha preso esercizi e consigli dalle altre coriste. «Ho visto la disciplina, ho visto l’obiettività nelle scelte, ho visto la meritocrazia». I suoi amici erano «continuamente invasi» dagli audio fatti durante le prove, e quei canti lei li canticchia ancora a chiunque. Alcuni testi li tradurrebbe in inglese, pur sapendo che vanno preservati così come sono, perché «meritano di essere capiti e ascoltati dal mondo intero». E poi ci sono le serate di Teramo, in piazza Martiri della Libertà, con le parti da solista: «lo rifarei ogni singola sera della mia vita».

A Martina il coro ha insegnato a mettersi a disposizione; a Gabriella ha fatto sentire, a modo suo, «importante», come, dice, «importanti dobbiamo tutti sentirci». Una porterebbe questi canti alle nuove generazioni e fino a Sanremo, l’altra li tradurrebbe perché li capisca il mondo. I testi, intanto, sono tutti qui. Martina la chiama «un’esperienza unica», Gabriella «un’esperienza bellissima». Vengono dalla stessa città, e anche la parola è la stessa.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €
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