La spada sulla strada: San Michele, il 29 settembre e le greggi
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In onda·La Notte dei Serpenti·Ven 4 settembre·21.45·Rai 1Abruzzo
La spada sulla strada: San Michele, il 29 settembre e le greggi
Il 29 settembre le greggi partivano verso la Puglia: San Michele, la grotta di Monte Sant'Angelo e l'angelo con la spada delle orazioni abruzzesi.

Un nuovo progetto di Enrico MelozziThe Classical Rave PartyLa musica classica non è mai stata così punk.Enrico MelozziDomenica 15 novembre, ore 20 · Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, Roma · Romaeuropa FestivalBiglietti su TicketOne →Vivaticket →da 30 €

Oggi è il 29 settembre, San Michele, e per secoli questa data ha diviso in due l’anno dei pastori d’Abruzzo: finita l’estate in quota, alla festa dell’arcangelo si metteva in cammino la transumanza d’autunno, giù verso il Tavoliere. La data faceva da perno. Antonio De Nino, nel secondo volume degli Usi e costumi abruzzesi, annota che quelli di Scanno svernavano in Puglia e partivano verso la fine dell’autunno: ogni paese aggiustava il calendario sulle sue erbe e sulle sue nevi, ma il nome del giorno della partenza restava quello dell’angelo armato.
In fondo alla via c’era casa sua. Sul Gargano, a Monte Sant’Angelo, l’arcangelo si venera dentro una grotta, e la leggenda medievale dell’apparizione è una storia di pastori: un toro smarrito ritrovato all’imbocco della caverna, una freccia scoccata contro la bestia che torna indietro a ferire chi l’ha tirata, e infine la visione che consacra la grotta come santuario. Le compagnie di pellegrini che scendevano dall’Abruzzo la conoscevano come si conosce una casa di parenti. E il nome dell’angelo, risalendo le vie delle greggi, si è seminato sulla carta della regione: Città Sant’Angelo, Villa Sant’Angelo, Castel Sant’Angelo.
Poi c’erano le orazioni della sera. Prima ancora che sui tratturi, l’angelo passava nelle case, all’ora in cui si spegneva il lume: nelle orazioni che De Nino trascrive nel quarto volume scende in versi che le nonne insegnavano ai bambini. In una cala dal cielo «con un libro d’oro in mano». In un’altra arriva armato, e parla al demonio con la voce di chi sbarra un passo:
Calò l’angelo con la spada:
brutta bestia, cambia strada!
Cambia strada e cambia luogo:
brutta bestia, va al fuoco!
Nomi, nell’orazione, non ce ne sono. Ma chi la recitava aveva davanti agli occhi la figura dipinta su ogni altare di San Michele, l’armatura, la spada, il demonio sotto i piedi, e le dava il mestiere che conosceva meglio: fare da guardia a un passaggio, dire chi passa e chi torna indietro. È il santo giusto per una civiltà di partenze. Il 29 settembre le greggi lasciavano i monti con il suo nome addosso, e in fondo alla pianura, dentro la roccia del Gargano, c’era la grotta dell’arcangelo con i suoi pellegrini d’autunno.
Il testo è delComitato tecnico-scientifico del Serpentario

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